Georgus di Beirut

Erano nel bosco di pini di là della mia siepe: lui stava parlando ai suoi amici.
Mi fermai in ascolto vicino alla siepe. E lo riconobbi, perché la sua fama era giunta a queste spiagge prima di lui.
Quando ebbe terminato di parlare, mi avvicinai e gli dissi: «Signore, vieni con i tuoi compagni a onorare me e il mio tetto».
Mi sorrise, e disse: «Non oggi, amico mio. Non in questo giorno».
Nelle sue parole c’era una benedizione, e la sua voce mi avvolse come un mantello nel freddo notturno.
Poi si volse ai compagni e disse: «Guardate, ecco un uomo che non ci considera stranieri: non ci conosce, eppure ci invita a varcare la sua soglia.
In verità non esistono stranieri nel mio regno. La vita di ognuno è la vita di tutti, e ci viene data al fine di conoscere tutti gli uomini e, conoscendoli, di amarli.
Le azioni dell’umanità sono le nostre singole azioni, quelle nascoste e quelle palesi.
Questo vi comando: non siate uno, ma molti, siate l’uomo che possiede una casa e quello che ne è privo, l’agricoltore e il passero che pilucca il grano prima che si assopisca nella terra; siate l’uomo che dona in gratitudine e siate l’uomo che riceve a fronte alta e consapevole.
La bellezza del giorno non è solo in ciò che vedete, ma anche in quello che vedono gli altri.
Per questo ho scelto voi tra i molti che mi hanno scelto».
Di nuovo mi guardò e sorrise, e disse: «Anche per te dico questo, e anche tu mi ricorderai».
Lo supplicai allora, e dissi: «Maestro, non vieni a visitare la mia casa?».
E lui rispose: «Conosco il tuo cuore, e ho visitato la tua dimora più grande».
E prima di allontanarsi con i discepoli, disse: «Sia dolce la tua notte, e possa la tua casa essere così grande da offrire riparo a tutti i viandanti della terra».