Giacomo, figlio di Zebedeo

Un giorno, a primavera, nella piazza del mercato di Gerusalemme, Gesù parlava del regno dei cieli alla folla.
E accusava gli scribi e i Farisei di tendere trappole e scavare trabocchetti sulla via di quanti anelavano al regno, e si scagliava contro di loro.
C’era tra la folla un gruppo che patteggiava per i Farisei e per gli scribi: e cercarono di impadronirsi di Gesù e anche di noi.
Ma Gesù riuscì a sfuggir loro, e insieme ci dirigemmo verso la porta di settentrione.
E ci disse: «Non è ancora giunta la mia ora. Molte sono le cose che ancora ho da dirvi, e molte le opere da compiere prima che io mi consegni al mondo».
E c’era gioia e riso nella sua voce quando disse:
«Andiamo verso la provincia di settentrione, incontro alla primavera. Venite con me sui monti, l’inverno è trascorso e le nevi del Libano scendono a valle cantando nei fiumi. Campi e vigne hanno bandito il sonno: si sono svegliati per salutare il sole con i fichi verdi e i grappoli teneri».
S’incamminò avanti a noi e noi lo seguimmo, quel giorno e il seguente. E il pomeriggio del terzo giorno giungemmo sulla cima del monte Hermon: là si fermò, e abbracciava con lo sguardo le città delle valli che si aprivano sotto di noi.
E brillava il suo volto come oro fuso. Tese le braccia e disse:
«Guardate la terra nella sua veste verde, e i corsi d’acqua che hanno tessuto argento nell’orlo del suo manto.
In verità è bella la terra, ed è bello tutto ciò che cresce sulla terra. Ma c’è un regno al di là delle cose visibili, e là io regnerò. E se questa sarà la vostra scelta e questo il vostro desiderio, anche voi verrete e regnerete al mio fianco.
Il mio volto e il vostro non porteranno maschere, la nostra mano non impugnerà spada né scettro, e i nostri sudditi si ameranno nella pace, e di noi non avranno timore».
Così parlò Gesù, e divenni cieco a tutti i regni della terra, cieco a tutte le città di mura e di torri; il cuore già volava col Maestro nel suo regno.
Ma ecco venire avanti Giuda Iscariota. Si fece vicino a Gesù, e parlò e disse: «Guarda: i regni della terra sono vasti, e le città di David e di Salomone trionferanno su Roma. Se diverrai re dei giudei, noi saremo al tuo fianco con la spada e lo scudo, e ogni nemico sarà sopraffatto».
Quando Gesù udì queste parole, si volse verso Giuda, e il suo volto era pieno d’ira. E parlò con voce terribile come il tuono del cielo, e disse:
«Indietro, Satana. Pensi tu forse che io sia entrato nel tempo per regnare lo spazio di un giorno su un formicaio?
Il mio trono è un trono al di là della vostra visione. Un essere che ha ali per abbracciare la terra cercherà forse asilo in un nido deserto?
Può il vivente essere onorato ed esaltato da chi indossa un sudario?
Il mio regno non è di questa terra, e il mio trono non è edificato sui teschi dei vostri antenati.
Se voi cercate altra cosa che il regno dello spirito, allora sarebbe meglio che mi lasciaste per scendere nei sepolcri dei vostri morti, dove le teste che un tempo cingevano la corona tengono consiglio nella tomba e possono ancora tributare onori alle ossa dei vostri antenati.
Osereste tentarmi con una corona miserabile, quando la mia fronte anela le Pleiadi o le vostre spine?
Se non fosse per un sogno di una razza dimenticata, non tollererei che il vostro sole sorgesse sulla mia pazienza, né che la vostra luna gettasse la mia ombra sul vostro cammino.
Se non fosse stato per un desiderio di madre, mi sarei strappato di dosso le fasce infantili e sarei tornato in fuga nello spazio. E se non fosse stato per il dolore che c’è in ognuno di voi, non avrei indugiato qui per piangere.
Chi sei tu, e cosa sei, Giuda Iscariota? E perché mi tenti?
Mi hai forse pesato sulla bilancia, trovandomi adatto a guidare legioni di pigmei e a dirigere cocchi di sbandati contro un nemico che si accampa solo nel tuo odio e marcia solo nella tua paura?
Sono troppi i vermi che mi strisciano tra i piedi, e non muoverò battaglia contro di loro.
Sono stanco di buffonate, e stanco di compiangere i rettili che mi chiamano codardo perché non mi aggiro tra le loro torri e le loro mura ben difese.
Purtroppo devo aver pietà sino alla fine.
Vorrei poter volgere i passi verso un mondo più grande, popolato da uomini più grandi. Ma come, come?
Il vostro sacerdote e il vostro imperatore bramano il mio sangue. Lo avranno prima che io me ne vada. Non intendo cambiare il corso della legge. E non intendo governare la follia.
L’ignoranza riproduca pure se stessa fino a che sarà stanca dei suoi prodotti.
Il cieco guidi pure il cieco nella trappola.
E il morto seppellisca il morto finché la terra sarà soffocata dal suo stesso frutto amaro.
Il mio regno non è di questa terra.
Il mio regno sarà là dove alcuni di voi si incontreranno nell’amore, e nella meraviglia per le bellezze della vita, e in serena letizia, e in memoria di me».
E di scatto si volse a Giuda e disse: «Indietro, uomo. I tuoi regni non entreranno mai nel mio regno».
Ed ecco, era il crepuscolo, e lui si volse a noi e disse:
«Scendiamo. La notte è su di noi. Camminiamo nella luce finché la luce è con noi».
Cominciò a scendere dai monti, e lo seguimmo. E Giuda seguiva da lontano.
Ed era notte quando giungemmo a valle.
E Tommaso, il figlio di Diofane, disse a lui: «Maestro, è buio, e non vediamo più la strada. Se così ti piace, guidaci alle luci di quel villaggio, dove si possa trovare cibo e riparo».
E Gesù rispose a Tommaso e disse: «Vi ho portato sulle alture quando avevate fame, e vi ho riportato a valle con una fame più grande. Ma non posso fermarmi con voi questa sera. Desidero rimanere solo».
Allora Simon Pietro venne avanti, e disse:
«Maestro, non lasciare che ci inoltriamo da soli nel buio. Concedici di rimanere con te, anche qui, su questo sentiero. La notte e le ombre della notte non dureranno a lungo, e presto ci troverà il mattino, se non ci lasci».
E Gesù rispose:
«Questa notte le volpi avranno le loro tane, e gli uccelli dell’aria i loro nidi, ma il Figlio dell’Uomo non ha dove posare il capo. E ora desidero restare solo. Se mi cercherete, sarò presso il lago dove vi ho trovato».
Ci separammo da lui con un peso nel cuore: a malincuore lo lasciavamo.
Molte volte ci volgemmo indietro a guardarlo, e lo vedemmo andare verso occidente, in maestosa solitudine.
L’unico tra noi che non si volse a contemplare la sua solitudine fu Giuda Iscariota.
E da quel giorno Giuda divenne cupo e distante.
E io sospettai un pericolo nelle orbite dei suoi occhi.