Giovanni, figlio di Zebedeo

Mi hai fatto notare che alcuni tra noi chiamano Gesù Cristo, alcuni il Verbo; e lo chiamano, altri,Nazareno, e altri ancora il Figlio dell’Uomo.
Cercherò di render chiari questi nomi con la luce che mi è concessa.
Il Cristo, che era nell’Eterno, è la fiamma di Dio che dimora nello spirito dell’uomo. È l’alito della vita che viene a visitarci, e s’incarna in un corpo uguale ai nostri corpi.
È il volere di Dio.
È la prima Parola, che ha voluto parlare con la nostra voce e vivere nel nostro orecchio perché potessimo intenderla.
E la parola del Signore nostro Dio costruì una dimora di carne e di ossa, e fu uomo, come lo siamo noi.
Poiché la musica del vento impalpabile non eravamo in grado di udirla, né potevamo scorgere in un velo di nebbia l’io nostro più grande.
Molte volte il Cristo è venuto nel mondo, e ha percorso innumerevoli terre. E molte volte è stato accolto come un folle e uno straniero.
E tuttavia il suono della sua voce non è mai disceso nel vuoto, perché la memoria dell’uomo conserva ciò che la sua mente non si cura di custodire.
Questo è il Cristo, l’intimo e l’altissimo, che avanza a fianco degli uomini verso l’eternità.
Non l’hai udito ai crocevia dell’India? E nella terra dei Magi, e sulle sabbie d’Egitto?
E qui, nella terra di Settentrione, i cantori un tempo narravano di Prometeo, di quando portò il fuoco, e fu sogno umano divenuto realtà, volo della speranza dalla gabbia; e di Orfeo, che recando un canto e una lira venne a risvegliare lo spirito dalla bestia e dall’uomo.
E non sai del re Mitra, e di Zoroastro, profeta dei Persiani, che si destò dal sonno atavico degli uomini e si pose al capezzale dei nostri sogni?
Noi stessi diveniamo uomini consacrati incontrandoci nel Tempio Invisibile, una volta ogni millennio. Allora viene avanti uno che si è incarnato, e alla sua venuta il nostro silenziosi trasforma in canto.
Ma non sempre le nostre orecchie sono disposte a udire o i nostri occhi si aprono per vedere.
Gesù il Nazareno fu partorito e allevato come noi, come noi aveva una madre e un padre, ed era un uomo.
Ma il Cristo, il Verbo, che era in principio, lo Spirito che ci chiedeva di vivere la misura più colma della nostra esistenza, scese in Gesù e fu con lui.
E lo Spirito era l’abile mano del Signore, e Gesù l’arpa.
Lo Spirito era il salmo, e Gesù la melodia di quel salmo.
E Gesù, l’uomo di Nazareth, fu l’uscio e la dimora del Cristo, che camminava con noi nel sole e ci chiamava suoi amici.
In quei giorni i monti di Galilea e le sue valli non udirono altro che la sua voce. Ed io ero fanciullo, a quel tempo, e camminavo lungo il suo sentiero e seguivo le orme dei suoi passi.
Seguivo le orme dei suoi passi e camminavo lungo il suo sentiero per udire le parole del Cristo dalle labbra di Gesù di Galilea.
Ora vorresti sapere perché alcuni di noi lo chiamano Figlio dell’Uomo.
Era lui che voleva lo si chiamasse con quel nome, perché conosceva la fame e la sete degli uomini, e li vedeva affannarsi nella ricerca del loro io più profondo.
Il Figlio dell’Uomo era il Cristo pieno di benevolenza, che amava indugiare con ognuno di noi.
Era Gesù il Nazareno, che voleva condurre ognuno dei suoi fratelli all’Essere Sacro, fino al Verbo che era in principio, con Dio.
Nel mio cuore dimora Gesù di Galilea, l’Uomo al di sopra degli uomini, il Poeta che rende poeta ogni uomo, lo Spirito che bussa ad ogni porta finché, destati, ci si alzi e ci s’incammini incontro alla verità libera e nuda.