Giuseppe d’Arimatea, dieci anni dopo

Nell’animo del Nazareno scorrevano tue torrenti: l’affinità con Dio, che lui chiamava Padre, e l’estasi, che lui chiamava regno soprannaturale.
E in solitudine ho pensato a lui e ho seguito i due torrenti del suo cuore. Sulle rive dell’uno ho incontrato la mia anima, ed era a volte mendica e pellegrina, a volte principessa nel giardino.
Poi ho seguito l’altro, e ho incontrato uno che era stato percosso e derubato del suo oro, e aveva il sorriso sulle labbra. E più avanti ho veduto l’uomo che l’aveva derubato, e c’erano, sul suo volto, lacrime trattenute.
Allora anche nel mio petto ho cominciato a udire il mormorio dei due fiumi, e ne ho provato gioia.
Quando mi recai da Gesù, il giorno prima che Ponzio Pilato e gli anziani mettessero le mani su di lui, parlammo a lungo; gli rivolsi molte domande, e lui rispose con grande benevolenza; e quando lo lasciai sapevo: era il Signore di questa nostra terra.
Da tempo ormai è caduto l’albero del cedro, ma vive la sua fragranza, e giunge e giungerà sempre ai quattro angoli della terra.