Giuseppe, detto il giusto

Era una persona volgare, dicono, il frutto ordinario di un seme ordinario, un uomo rozzo e violento.
Solo il vento lo pettinava, questo dicono, e solo la pioggia faceva aderire al suo corpo i vestiti.
Lo ritengono un folle, e attribuiscono le sue parole ai demoni.
E tuttavia ascolta: l’Uomo disprezzato ha lanciato una sfida, e non si spegnerà il clamore.
Ha intonato un cantico, e nessuno potrà soffocarne la melodia. Librandosi di generazione in generazione, si solleverà da una sfera celeste all’altra, ricordando le labbra da cui nacque e le orecchie da cui fu cullato.
Era uno straniero. Sì, uno straniero, uno che vagava di terra in terra percorrendo la via che conduce all’altare, un visitatore che bussava alla nostra porta, un ospite giunto da terre lontane.
E non avendo trovato chi gli offrisse ospitalità, è tornato nei luoghi da cui proveniva.