Il logico Elmadan

M’inviti a parlare di Gesù il Nazareno: avrei molto da dire, ma il tempo non è ancora venuto. Comunque, ogni cosa che ora dirò risponde al vero, perché vano è ogni discorso se non manifesta la verità.
Ascolta: un uomo amante del caos, ostile a ogni forma di ordine; un mendicante avverso a ogni forma di possesso; un ubriacone desideroso solo di gozzovigliare con i vagabondi e i reietti.
Non essendo l’orgoglio dello stato né il pupillo dell’impero, nutriva disprezzo per entrambi, stato e impero.
Amava condurre una vita libera e gratuita, come gli uccelli nell’aria, e per questo i cacciatori lo abbatterono con le frecce.
Nessun uomo può cozzare contro le torri del passato senza essere travolto dalla pioggia di pietre.
Nessuno può aprire le barriere che gli avi elevarono contro le maree senza essere sommerso dalle onde. È la legge. E poiché quel Nazareno infranse la legge, lui e i suoi stolti seguaci sono degni di disprezzo.
Ci furono molti altri come lui, uomini che si proponevano di mutare il corso del nostro destino.
Furono loro a essere mutati, e furono loro gli sconfitti.
C’è una vite senza uva che cresce presso le mura della città. Si protende verso l’alto e si avvinghia alle pietre. Se questa vite in cuor suo dicesse: «Col mio peso e con la mia potenza distruggerò le mura», cosa direbbero le altre piante? Certo riderebbero della sua stoltezza.
E dunque, signore, di quest’uomo e dei suoi folli discepoli io non posso che ridere.