Jefte di Cesarea

Lo trovo ripugnante, quest’uomo che invade il tuo giorno e ossessiona la tua notte. E tu vorresti affaticare le mie orecchie con le sue sentenze e la mia mente con le sue opere.
Sono sazio delle sue parole e di tutto quello che ha compiuto. Il suo stesso nome mi offende l’udito, e così il nome della sua terra. Non voglio sapere più nulla di lui.
Perché di un uomo che è stato solo un’ombra vuoi fare un profeta? Perché vuoi vedere torri nelle dune, o immaginare un lago nelle gocce di pioggia che hanno colmato quest’impronta di zoccolo?
Non disprezzo l’eco delle caverne nelle valli, né le lunghe ombre del tramonto; ma non ho intenzione di prestare orecchio al brusio ingannevole che ronza nella tua testa, né di studiare i riflessi dei tuoi occhi.
Quali parole pronunciò Gesù che non fossero state dette da Hillel? Quale saggezza rivelò che superasse quella di Gamaliele? Che cos’è il suo balbettare, a confronto della voce di Filone? Quali cembali ha percosso, che non fossero stati suonati ancor prima della sua nascita?
Io tendo l’orecchio all’eco che nelle valli silenziose giunge alle caverne, e indugia il mio sguardo sulle lunghe ombre del tramonto; ma non voglio che il cuore di quest’uomo rimandi l’eco di un altro cuore, e non gradisco che un’ombra di veggente si attribuisca il nome di profeta.
Che dire allora dei nostri profeti, le cui lingue erano spade, le cui labbra erano fiamme?
Lasciarono forse una pagliuzza, per questo spigolatore di Galilea? O un frutto da raccogliere, per il mendicante venuto da Settentrione? Lui non dovette far altro che spezzare il pane preparato dai nostri antenati, e versare il vino che il loro santo piede aveva già premuto dalle uve antiche.
E’ alla mano del vasaio che rendo onore, non all’uomo che acquista il vasellame.
Onore a quanti lavorano al telaio, ma non allo zotico che indossa la veste.
Chi era questo Gesù di Nazareth? Cosa fece? Un uomo che non ebbe il coraggio di vivere del proprio pensiero.
Perciò è caduto in oblio, e questa è la sua fine.
Ti prego, non opprimere le mie orecchie con le sue parole o le sue opere. Il mio cuore è già colmo dei profeti del tempo antico, e mi basta.