Johathan

La mia innamorata ed io fendevamo coi remi,
quel giorno, le acque dolci del lago.
Intorno a noi, le colline del Libano.
Costeggiavamo i salici piangenti, e i riflessi dei salici
si facevano profondi intorno a noi.
E mentre governavo la barca con il remo,
il mio amore prese il liuto e cantò.

Quale fiore, all’infuori del loto, conosce le acque e il sole?
Chi, se non il cuore del loto, conosce il cielo e la terra?
Guarda, amore, il fiore d’oro veleggiante tra l’alto e il profondo
come noi, vele tra un amore che è da sempre e sarà per sempre.

Immergi il remo, amore,
mentre sfioro le corde del liuto.
Seguiamo il corso dei salici, non allontaniamoci dalle ninfee.

Vive a Nazareth un poeta, e il suo cuore è come il loto.
Di noi donne ha visitato l’anima,
conosce la nostra sete che nasce dalle acque,
e la nostra fame di sole, anche quando le labbra sono sazie.
E’ in Galilea, dicono;
io dico: è qui, nella barca.
Non vedi il suo volto, amore?
Non lo vedi, dove il ramo di salice incontra il suo riflesso?
Si muove con noi.

E’ bello, amore mio, conoscere la giovinezza.
E’ bello conoscere la sua gioia canora.
Potessi tu avere il remo, sempre, e io il liuto,
là dove ride il loto al sole
e s’immerge il salice nell’acqua,
e la voce di lui vibra sulle mie corde.
Immergi il remo, amore,
mentre sfioro le corde del liuto.
Vive un poeta a Nazareth
che ci conosce e ci ama.
Immergi il remo, amore,
mentre sfioro le corde del liuto.