Jotham di Nazareth a un romano

Amico mio, tu, come tutti i romani, preferisci concepire la vita anziché viverla. Preferisci governare territori piuttosto che lasciarti governare dallo spirito.
Soggiogare popoli che ti malediranno, questo ti è gradito, più che rimanere serenamente a Roma ed essere benedetto.
Non pensi ad altro che a eserciti in marcia e a navi lanciate all’assalto dei mari.
Come puoi dunque comprendere Gesù di Nazareth, uomo semplice e solo, che veniva, senza eserciti e senza navi, a fondare un regno nel cuore e un impero nei liberi spazi dell’anima?
Come puoi comprendere quest’uomo che non era un guerriero, ma venne con la potenza dello spazio?
Non era un dio, era un uomo come noi; ma in lui la mirra del suolo terreste saliva incontro all’incenso dei cieli, e nelle sue parole il nostro balbettio informe abbracciava il sussurro dell’ignoto, e nella sua voce udivamo un cantico di profondità sconosciute.
Sì, Gesù era uomo e non dio, e da questo nasce la nostra meraviglia.
Ma in voi romani nessuno, tranne gli dèi, suscita meraviglia, e nessun uomo potrebbe destare il vostro stupore. E’ per questo che non comprendete il Nazareno.
Apparteneva, lui, alla giovane età dello spirito, mentre voi siete la sua vecchiaia.
Ci governate, oggi: ma lasciate che passi ancora un giorno!
Chi può saperlo? Quest’uomo senza eserciti e senza navi potrebbe assumere, domani, il governo del mondo.
Noi che siamo seguaci dello spirito suderemo sangue percorrendo la via che lui ha tracciato. Ma Roma sarà uno scheletro biancheggiante nel sole.
Sarà grande la nostra sofferenza, ma sapremo perseverare, e vivremo. Roma invece dovrà cadere nella polvere.
E tuttavia se Roma, prostrata, umiliata, pronuncerà il suo nome, lui darà ascolto al suo richiamo. E aliterà vita nuova nelle sue ossa, affinché si risollevi, città tra le città della terra.
Questo farà senza legioni o schiavi che remino nelle sue galere: sarà solo.