La moglie di Pilato a una matrona romana

Passeggiavo con le ancelle nei boschi fuori Gerusalemme, quando lo vidi; parlava a un piccolo gruppo di uomini e donne, seduti intorno a lui, in un linguaggio che compresi solo in parte.
Ma non è necessario sapere la lingua, per riconoscere una colonna di luce o una montagna di cristallo. Il cuore sa quello che la lingua non potrà mai pronunciare né l’orecchio udire.
Ai suoi amici parlava d’amore e di potenza. So che parlava d’amore perché c’era melodia nella sua voce. So che parlava di potenza perché c’erano eserciti nei suoi gesti. Ed era tenero, ma neppure mio marito avrebbe saputo conferire tanta autorità alle sue parole.
Al vedermi, tacque per un istante e mi rivolse uno sguardo colmo di benevolenza. E io mi feci umile; e sapevo, nell’intimo, d’essere passata accanto a un dio.
Dopo quel giorno la sua immagine mi visitò nel segreto, quando a nessun uomo e a nessuna donna avrei consentito farmi visita: e i suoi occhi scrutavano la mia anima quando erano chiusi i miei occhi. E ora la sua voce domina le quiete silenziosa delle mie notti.
Sono legata saldamente, ora, e per sempre; e c’è pace nella mia sofferenza, e libertà nelle mie lacrime.
Amica carissima, tu non hai mai visto quell’uomo, e non lo vedrai mai.
Si è innalzato al di là dei nostri sensi, ma tra tutti gli uomini nessuno mi è più vicino.