Imitare Gesù e i santi

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imitare GesùCome ti avevo promesso, vorrei continuare a raccontarti quanto è successo ultimamente a me e ai miei frati, per farti conoscere meglio la realtà in cui viviamo e operiamo.

Tempo fa stavo pulendo una chiesa in una borgata di Assisi, poiché volevo che il corpo di Cristo fosse sempre deposto in un ambiente pulito e adeguato, quando un certo Giovanni, uomo di elevata semplicità, venuto a conoscenza che mi trovavo in quei paraggi, abbandonò i buoi e l’aratro per venire da me. Entrato in quella chiesa poverella, mi vide spazzare il pavi­mento e disse: “Fratello, da’ la scopa a me, voglio aiutarti”. Terminate le pulizie, ci mettemmo a sedere ed egli riprese a dire: “Da molto tempo voglio servire Dio, soprattutto da quando ho sentito parlare di te e dei tuoi frati, ma non sapevo come unirmi a voi. Dal momento che ora ti ho incontrato, sono disposto a fare tutto quello che ti piace!”. Gli risposi: “Fratello, se vuoi condividere la nostra vita e stare con noi, è necessario che tu doni ai poveri tutto quello che possiedi, come hanno fatto gli altri”.

Giovanni uscì velocemente dalla chiesa, corse nel campo dove aveva la­sciato i buoi, ne sciolse uno e ritornato da me disse: “Per tanti anni ho lavorato per mio padre e per gli altri della mia famiglia. Sebbene questa parte della mia eredità sia scarsa, voglio prendere questo bue e darlo ai po­veri”. I genitori, venuti a conoscenza che il figlio voleva abbandonarli, co­minciarono a piangere e io, vedendo che quella famiglia era numerosa e senza risorse, dissi loro: “Preparate un pranzo, mangeremo insieme, e non piangete, perché vi farò lieti”. Finito il desinare aggiunsi: “Questo vostro figlio vuole servire Dio, per cui non dovete essere tristi. E’ un onore per voi, non solo davanti all’Onnipotente, ma anche davanti agli uomini. D’ora in poi tutti i nostri frati saranno vostri figli e fratelli. Tuttavia, affinché riceviate un po’ di conforto, io dispongo che Giovanni rinunci per voi, che siete poveri, alla proprietà di questo bue, benché secondo la nostra Regola avrebbe dovuto do­narlo ai poveri”. Furono tutti confortati dalle mie parole, ma forse ancora di più dall’avere recuperato quell’animale, poiché erano davvero molto poveri …

Da quel giorno Giovanni, vestito il saio, mi seguì costantemente. Era talmente semplice che qualsiasi cosa facessi, la ripeteva quasi fosse obbligato a farlo. Se io sbadigliavo, lui sbadigliava; se pregavo, lui pregava; se alzavo le mani al cielo, lui faceva altrettanto; insomma, praticamente era la mia ombra! Sebbene fossi incantato da tale semplicità, iniziai a rimprove­rarlo, ma egli mi rispose: “Fratello, ho promesso di fare tutto quello che fai tu e perciò intendo farlo con tutte le mie forze” . Non ci fu nulla da fare: frate Giovanni continuò imperterrito a comportarsi così. Fece tali progressi che tutti restavamo stupefatti dalla sua santità… Dopo non molto tempo morì, ma io lo ricordo come “san Giovanni” e non come Giovanni il Semplice.

In un eremitaggio vicino a Borgo S. Sepolcro, venivano di tanto in tanto dei ladroni a domandare del pane. Essi stavano rintanati nella selva e poi uscivano allo scoperto per derubare i passanti. I frati dell’eremo dicevano che non era bene dare da mangiare a quei briganti che maltrattavano la povera gente. Un giorno giunsi in quel luogo e, messo al corrente della situazione, dissi ai miei fratelli: “Se farete quello che vi dico, ho fiducia nel Signore che riuscirete a conquistare quelle anime. Andate ad acquistare del pane e del buon vino e portatelo ai ladroni, apparecchiate una tavola e dite: Fratelli, ve­nite da noi, siamo i frati e vi portiamo da mangiare e da bere. Terminato il pasto chiedete loro, come primo piacere, di non maltrattare più le persone, giacché se esigerete tutto in una volta, non vi staranno a sentire. Il giorno successivo portate, oltre al pane e al vino, uova e formaggio e al termine del pasto dite loro: Perché ve ne state qui tutto il giorno a morire di fame col rischio di perdere l’anima? Meglio servire il Signore, ed egli in questa vita vi darà il necessario e alla fine salverà le vostre anime”. I frati fecero così e, credimi, quei banditi divennero docili e generosi tanto che sovente aiuta­vano i miei compagni a portare la regna all’eremo e, alla fine, alcuni di loro si convertirono ed entrarono nell’Ordine.