La lode di Dio

Noi siamo i giullari del Signore


lode di DioHai mai provato a parlare con un sasso? O a fermarti davanti a un prato pieno di fiori per conversare con loro dei tuoi problemi? Hai mai tolto dalla strada un verme per paura che venga calpestato dicendogli di fare at­tenzione? Hai mai dato da mangiare del miele alle api durante l’inverno per evitare il pericolo della loro morte? Hai mai distribuito del pane alle allodole quando la neve ha coperto tutte le cose? Hai mai lodato le vigne, le selve, le belle campagne, le acque correnti, il vento, il fuoco, l’aria pura, il sole caldo? Se soltanto hai pensato di compiere almeno una volta una di queste azioni ver­so quei nostri fratelli e quelle nostre sorelle, allora capirai ciò che sto per dirti.

Per più di cinquanta giorni ho vissuto in una cella buia a S. Damiano, poiché i miei occhi ammalati non mi permettevano di scorgere il più piccolo spiraglio di luce. Il dolore era così atroce che non riuscivo a dormire né di giorno, né tantomeno di notte. Come se non bastasse, la mia cella era in­vasa da bestie. I topi continuamente mi disturbavano, camminando sul mio corpo o salendo sulla tavola durante i pasti. Una notte riflettevo sulle mie tribolazioni e pensavo in cuor mio: “Signore, vieni in soccorso alle mie in­fermità, affinché io possa sopportarle con pazienza”. Subito mi fu detto in spirito: “Fratello, dimmi: se uno in compenso delle tue malattie e sofferenze ti donasse un grande e prezioso tesoro, come se tutta la terra fosse oro puro e tutte le pietre fossero pietre preziose e l’acqua fosse tutta profumo, non ti considereresti come un niente a paragone di tale tesoro? Non ne saresti molto felice? Allora, fratello, sii esultante nelle tue infermità e tribolazioni. D’ora in poi vivi nella serenità, come se fossi già nel mio Regno”.

Mi alzai al mattino con una sensazione di profonda gioia interiore, e volli ringraziare ogni cosa, ogni animale, ogni fiore che mi aveva circondato durante la vita terrena. E siccome l’universo intero è stato creato da Dio, nostro Padre, tutte quelle creature erano miei fratelli e sorelle, in quanto io stesso ero figlio dell’Onnipotente. Mi sedetti e composi una lode del Signore e la intitolai “Cantico di fratello Sole”. Aiutato da frate Pacifico, che prima di unirsi a noi era soprannominato “il re dei versi”, poiché era maestro di canto, la insegnai ai compagni e volli che durante i loro pellegrinaggi, al termine della predica, venisse intonato il Cantico, così da apparire dei veri giullari di Dio. Finito di cantare, un fratello doveva dire al popolo: “Noi sia­mo i giullari del Signore, e la ricompensa che desideriamo da voi è questa: che viviate nella vera penitenza”.

Ti chiederai perché diedi alla lode quel titolo e non magari “Cantico di sorella Acqua” o “Cantico di frate Albero”. È presto detto. Il sole è la più bella delle creature ed è quella che più assomiglia a Dio. Al mattino, quando sorge, ogni uomo dovrebbe lodare il Signore che ha creato quell’astro, per mezzo del quale i nostri occhi sono illuminati durante il giorno. E alla sera, quando scendono le tenebre, dovrebbe lodare Dio per quell’altra creatura: fratello Fuoco, per mezzo del quale i nostri occhi sono illuminati durante la notte … Siamo tutti come ciechi, e Dio ci illumina per mezzo di queste due creature. Per esse e per le altre di cui ci serviamo durante il giorno, dobbiamo sempre lodare l’Altissimo, nostro Padre.

In quel periodo, il vescovo di Assisi scomunicò il podestà. Costui, infu­riato, emise un bando in modo tale che nessuno potesse comperare o trattare con il suo nemico. Venni a conoscenza dell’accaduto: allora aggiunsi al Cantico di fratello Sole una strofa sul perdono. Inviai poi un compagno dal podestà per comunicargli di recarsi al vescovado assieme ai magnati della cit­tà. Quando tutti furono radunati nel chiostro del palazzo vescovile, mandai alcuni fratelli, i quali intonarono il Cantico, tra il silenzio dei presenti. Al termine, il podestà si gettò commosso ai piedi del vescovo e lui lo abbracciò fraternamente. La pace era tornata fra loro.