La Parola di Dio

Un amico di nome Bernardo


parola di DioQuesta volta ti scrivo da. S. Maria della Porziuncola, una povera chiesetta abbandonata nelle vicinanze di Assisi, e sto cantando allegramente una canzone francese. In questi ultimi tempi sono accadute delle cose che mi hanno reso immensamente felice. Quando terminai di restaurare S. Damiano, dato che ormai ero divenuto un esperto capomastro, decisi di riparare altre chiese. Così mi rimboccai le maniche e, aiutato da amici, ristrutturai altri due luoghi sacri nelle vicinanze della mia città, compreso quello da cui ti scrivo.

Un giorno, mentre ascoltavo la messa, le parole del Vangelo mi colpirono particolarmente. Quando li inviò a predicare, Gesù istruiva i suoi discepoli e diceva loro di non portare né bastone né sandali, né oro né argento, né veste di ricambio. Chiesi al sacerdote il vero significato di quelle parole e subito dopo abbandonai tutto quello che possedevo di doppio; mi tolsi i sandali, la cintura, il vestito, la bisaccia. Confezionai una tonaca di stoffa grossolana, e al posto della cintura di pelle, mi cinsi con una corda. Questo era tutto il mio tesoro. Un tesoro che non avrei barattato con tutto l’oro del mondo.

Seguendo alla lettera il brano del Vangelo ascoltato, iniziai a predicare lungo le strade. Salutavo le persone dicendo loro: “Il Signore ti dia pace”. Sì, la pace che regna nel profondo del cuore, quella pace spesso difficilmente raggiungibile. Parlavo in un modo semplice, spesso spiegavo un brano del Vangelo in lingua “volgare” per farmi capire anche dalle persone meno colte, dai poveri, dagli emarginati. I sacerdoti infatti, predicando soltanto in latino, escludono dalla comprensione della parola di Dio tutta questa fetta di popolazione … Ma soprattutto ero sincero. Le parole uscite dalla mia bocca erano nate dal profondo del cuore e la gente mi ascoltava e capiva. E fu così che un giorno il Signore mi fece un regalo meraviglioso.

Un amico di nome Bernardo, nobile cittadino di Assisi, che da tempo mi “spiava” tenacemente, mi chiese di andarlo a trovare a casa sua. La sera stabilita andai da lui con l’animo pieno di gioia. Non avevo alcun compagno e sapevo che Bernardo era davvero un uomo sincero, un vero “fratello”. Parlammo a lungo, e mentre pregavo, scorgevo l’amico che mi osservava segretamente. Poi mi chiese: “Senti Francesco, se qualcuno per molto tempo tenesse con sé dei beni del suo padrone e poi non avesse più voglia di possederli, come si dovrebbe comportare?”. Io risposi che doveva restituire al padrone tutto ciò che aveva ricevuto da lui. “E’ proprio quello che voglio fare, fratello – seguitò Bernardo – voglio distribuire i miei beni materiali ricevuti dal Signore nel modo che tu riterrai più opportuno”. Dopo aver riflettuto, proposi al mio nuovo compagno di consultare il Vangelo. Ancora una volta sarebbe stato lui a indicarci la via da seguire.

Alla mattina, di buonora, ci dirigemmo verso la chiesa di S. Nicolò. Durante il cammino incontrammo Pietro Cattani, un canonico della cattedrale di S. Rufino che conoscevo da tempo. Chiese di unirsi a noi e io lo abbracciai con le lacrime agli occhi. Era il mio terzo fratello! Entrati in chiesa, essendo delle persone semplici, non riuscivamo a trovare le parole evangeliche riguardanti la rinuncia al mondo, così ci inginocchiammo e pregammo. Poi presi il Vangelo, ancora chiuso, e lo aprii tre volte. La prima volta vidi sul libro questo consiglio del Signore: “Se vuoi essere perfetto va’, vendi tutti i tuoi beni e distribuiscili ai poveri, e avrai un tesoro nel cielo”. La seconda volta lessi: “Non portate nulla nei vostri viaggi”; e la terza: “Chi vuole seguirmi, rinunzi a se stesso”. Allora Bernardo, tornato a casa, vendette tutti i suoi beni e distribuì i soldi ricavati ai poveri della città. Quando indossò la tonaca, Pietro e io capimmo che era divenuto il più ricco cittadino di Assisi!