Solo con Dio

Il mio unico compagno sarà il Signore


soloIl monte della Verna è un meraviglioso esempio di natura selvaggia creata da Dio. Quassù, donerò il mio cuore e il mio spirito a lui! … Anni fa frate Leone e io eravamo in cammino per raggiungere la Romagna. Passando nei pressi del castello di Montefeltro, al confine tra Umbria, Marche, Toscana e S. Marino, vidi che in quel luogo si teneva un gran banchetto al quale par­tecipavano cavalieri e nobili di vari paesi. Così dissi a frate Leone: “Andiamo lassù a fare festa e con l’aiuto di Dio faremo qualche buona azione spirituale”.

Giunti nella piazza del castello, dove era radunata tutta la gente, montai su di un muricciolo e iniziai a predicare con voce sonora. Tra gli in­vitati vi era un certo conte Orlando di Chiusi, il quale rimase colpito dalle mie parole, tanto che quando terminai il discorso si avvicinò e mi disse: “Pa­dre, vorrei parlare con te della salute dell’anima mia”. Gli risposi che era giu­sto che onorasse con la sua presenza gli amici che lo aspettavano, ma al ter­mine dei festeggiamenti sarei stato lieto di rimanere con lui. Orlando e io parlammo lungamente, e mi accorsi che era davvero una persona generosa, tanto che, venuto a conoscenza del nostro modo di vita, volle donarmi il monte della Verna che era di sua proprietà, e aggiunse: “E’ molto solitario e selvatico, ed è adatto a chi vuole fare penitenza e rimanere isolato per pregare”. Lo rin­graziai di cuore e promisi di inviare, al mio ritorno ad Assisi, due fratelli per verificare se quel luogo era come lo aveva descritto. Così feci e quando i due compagni rientrarono a S. Maria degli Angeli, con grande gioia mi ri­ferirono che era veramente adatto alla preghiera e alla contemplazione, e che quindi avevano accettato l’offerta del nobile Orlando.

Non pensavo, allora, che quel monte meraviglioso sarebbe divenuto per me la collina sulla quale Gesù fu messo in croce, dove ebbi la grazia di raggiungere il mio solo ideale di vita: quello di raffigurarmi pienamente a Cristo sofferente, che abbandonò la sua natura divina per trascorrere l’esi­stenza tra i poveri e gli emarginati, soffrendo e morendo come uno di loro …

Molti anni erano trascorsi da quel giorno di festa a Montefeltro; iò mio corpo, invecchiato e stanco, si era gravemente ammalato, ma decisi ugualmente di lasciare Assisi, accompagnato da frate Masseo, frate Angelo e frate Leone per trascorrere la Quaresima di S. Michele nella solitudine del monte ricevuto in dono. Per raggiungerlo, ho dovuto spesso salire in groppa all’asinello di un contadino che ci accompagnò durante il viaggio, poiché ero davvero debole e non riuscivo a camminare.