Lo scriba Beniamino

Gesù, è stato detto, era nemico di Roma e della Giudea. Ma io dico che Gesù non era nemico di nessun uomo e di nessun popolo.
L’ho udito mentre diceva: «Gli uccelli dell’aria e le vette dei monti non si curano dei serpenti annidati nell’oscurità della tana.
Lasciate che i morti seppelliscano i loro morti. Siate nel numero dei viventi, voi, e libratevi in alto».
Io non ero suo discepolo. Ero uno dei tanti che lo seguivano per contemplare il suo volto.
Volgeva su Roma e su di noi, servi di Roma, lo sguardo di un padre che osservi i figli mentre si baloccano e si azzuffano per il giocattolo più grande. E rideva dall’alto.
Era più grande dei popoli e delle nazioni, era più grande della rivoluzione.
Era solo, ed era un risveglio.
Pianse ognuna della nostre lacrime trattenute e rise tutte le nostre ribellioni.
Sapevamo che era in suo potere nascere in quanti non erano ancora nati e imporre loro di vedere: non con gli occhi, ma nella sua visione.
Era, Gesù, il principio di un nuovo regno in terra: e questo regno non finirà mai.
Era figlio e discendente di tutti i re che edificarono il regno dello spirito.
E solo i re dello spirito hanno retto il nostro mondo.