Luca

Sdegno e disprezzo nutriva Gesù per gli ipocriti, e la sua ira li flagellava come una tempesta. La sua voce era tuono nelle loro orecchie, e incuteva terrore.
La paura che avevano di lui li indusse a volere la sua morte; e come talpe nel buio della terra, lavoravano per insidiare il passo del suo piede. Ma lui non cadde nelle loro trappole.
Rideva di loro, ben sapendo che non ci si può prendere gioco dello spirito, né lo si può far cadere in trabocchetti.
Nella sua mano teneva uno specchio in cui vedeva quelli che, sulla strada per la vetta, si attardavano, zoppicavano, barcollavano o cadevano.
Di tutti aveva compassione. Giungeva perfino a sollevarli alla sua altezza e a farsi carico del loro fardello. Non solo: offriva alla loro debolezza di sostenersi al suo vigore.
Non condannava senza remissione il bugiardo o il ladro o l’assassino, ma condannava senza remissione l’ipocrita, il cui volto è celato dalla maschera, la cui mano è coperta dal guanto.
Più di una volta mi ha fatto riflettere: un cuore che offre riparo a chiunque giunga al suo santuario dalla terra desolata, e tuttavia contro l’ipocrita rimane chiuso e sigillato.
Un giorno in cui riposavamo con lui nel Giardino delle Melagrane, gli dissi: «Maestro, tu perdoni e consoli i peccatori e i deboli e gli irresoluti: tutti, a eccezione degli ipocriti».
E lui disse:
«Bene hai scelto le parole chiamando deboli e irresoluti i peccatori. Io perdono di cuore la debolezza del loro corpo e il vacillare del loro spirito. Furono i padri, o la cupidigia del prossimo, a gravarli della loro debolezza.
Ma non tollero l’ipocrita, perché è lui che impone il giogo al docile e all’innocente.
I deboli, che voi chiamate peccatori, sono come le creature senza piume che cadono dal nido. L’ipocrita è l’avvoltoio che attende sulla roccia la morte della preda.
I deboli sono uomini sperduti nel deserto.
Ma l’ipocrita non è sperduto. Lui conosce la via, e nonostante questo ride tra la sabbia e il vento.
E per questo che lo rifiuto».
Così parlò il nostro Maestro, e io non compresi. Ma ora capisco.
Poi gli ipocriti della regione misero le mani su di lui e lo sottoposero a giudizio; e si ritennero legittimati a farlo. Nel Sinedrio addussero infatti la legge di Mosè a prova e testimonianza contro di lui.
E coloro che infrangono la legge al levarsi di ogni aurora, e nuovamente la infrangono al tramonto, causarono la sua morte.