Matteo 2

Una sera Gesù si trovò a passare nei pressi di una prigione, che si trovava nella Torre di David. E noi lo seguivamo.
Si fermò, d’improvviso, e appoggiò la guancia contro le pietre. E parlò così:
«Fratelli del mio giorno antico, il mio cuore batte con i vostri dietro le sbarre. Vorrei che foste liberi della mia libertà, per camminare insieme a me e ai miei compagni.
Siete prigionieri, ma non siete soli, sono molti i reclusi che percorrono le strade aperte, le loro ali non sono mozze, eppure, simili a pavoni, si dibattono e si agitano e non sono in grado di volare.
Fratelli del mio secondo giorno, presto vi farò visita nelle vostre celle e offrirò la mia spalla al vostro fardello.
L’innocente e il colpevole, infatti, sono inseparabili, come le ossa dell’avambraccio: non si spezza mai la loro unione.
Fratelli di questo giorno, che è il mio giorno: nuotavate contro corrente e vi hanno imprigionato. Anch’io nuoto, così dicono, contro corrente. Forse sarò presto con voi, fuorilegge tra i fuorilegge.
Fratelli di un giorno a venire, queste mura cadranno, e con queste pietre altre forme verranno plasmate da Uno che possiede un martello leggero, e per scalpello ha il vento, e voi sarete liberi nella libertà del mio giorno».
Così parlò Gesù, e proseguì, e la sua mano continuò a sfiorare le pietre di quella prigione, finché non oltrepassammo la Torre di David.