Pietro 2

Una volta, a Carfanao, così parlò il mio Signore e Maestro.
«Il tuo prossimo è l’altra parte di te, quella dietro il muro. Nella comprensione tutti i muri crolleranno.
Chi può dirlo? Forse il prossimo tuo è la tua parte migliore, rivestita di un altro corpo.
Vedi dunque di amarlo come ameresti te stesso.
Anche in lui si manifesta l’Altissimo, che non conosci.
Il tuo prossimo è un campo nel quale avanzano, vestite di verde, le primavere della tua speranza,
e dove gli inverni del tuo desiderio sognano cime coperte di neve.
E’ uno specchio, il tuo prossimo, nel quale contempli il tuo volto, soffuso di bellezza per una gioia che non conosci e per un dolore che non hai condiviso.
Voglio che ognuno di voi ami il suo prossimo come io ho amato voi».
Allora lo interrogai dicendo: «Come posso amare il mio prossimo se non mi ama, e guarda con cupidigia quello che possiedo? Come posso amarlo, se mi deruba dei miei beni?».
E lui rispose: «Se sei intento ad arare, e dietro di te il servo sta seminando, ti fermi forse a guardare alle tue spalle per mettere in fuga il passero che pilucca qualcuno dei tuoi semi? Se facessi questo, non saresti degno delle ricchezze del raccolto».
A queste parole di Gesù, tacqui pieno di vergogna. Ma non avevo timore: lui infatti mi sorrideva.