Breviario Laico, ATTENZIONE O AMMIRAZIONE?

Val molto di più avere la costante attenzione degli uomini che la loro occasionale ammirazione.

Jean-Jacques Rousseau

Sfoglio un settimanale e per pagine e pagine vedo che si esalta prima un attore, poi uno scrittore alla moda e infine un personaggio pubblico. Mi viene una tentazione: che cosa si dirà di costoro non tanto fra dieci anni ma già l’anno prossimo? Saranno certamente dimenticati e giustamente perché, ad esempio, quello che ho letto dello scrittore in questione è talmente inconsistente che non vedo come possa sopravvivere a una stagione. Mi piace, allora, proporre a tutti i miei lettori una frase abbastanza nota tratta da un libro discutibile ma importante e che non per nulla è rimasto nella storia, nonostante abbia ora oltre duecentocinquant’anni: si tratta del romanzo «pedagogico» Emilio o dell’educazione del filosofo francese Jean-Jacques Rousseau.

Purtroppo la società in cui viviamo si regge sull’ammirazione più che sull’attenzione. La stessa comunicazione di massa ha adottato la via dell’eccesso per cui fa notizia solo il gesto più esasperato, la novità più pittoresca e sensazionale, la figura più stravagante. Il fuoco di paglia, l’esplosione pirotecnica, la spettacolarità, l’enormità meritano sempre la prima pagina o l’apertura di telegiornale. Non per nulla accade che, pur di essere ammirati, si va in televisione a raccontare vergogne ed esagerazioni di ogni tipo. L’attenzione, invece, suppone un pacato argomentare, l’offerta di ragioni, l’approfondimento ed esige «tensione», come dice il termine stesso. È solo così che si è veramente maestri: non perché si strappa la standing ovation una volta, ma perché si genera ascolto e riflessione.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori