Breviario Laico, CHI NON ARDE NON VIVE

Davanti ar Crocifisso d’una chiesa una candela accesa se strugge da l’amore e da la fede. Je dà tutta la luce, tutto quanto er calore che possiede, senza abbadà se er foco la logora e la riduce a poco a poco. Chi nun arde nun vive. Com’è bella la fiamma d’un amore che consuma, purché la fede resti sempre quella! Io guardo e penso. Trema la fiammella, la cera cola e lo stoppino fuma …

Trilussa

Forse fuori c’è il fracasso di una città del litorale adriatico affollata di vacanzieri, oppure c’è il placido silenzio della montagna, oppure la via deserta e surriscaldata di una metropoli estiva. Apri il battente di una chiesa ed ecco, nella penombra, il baluginare dei ceri votivi. Avanzi, e in quell’oasi di quiete ti siedi davanti a quelle fiammelle. È questo il quadro che Trilussa, il notissimo poeta romanesco, tratteggia in una delle sue non rarissime poesie religiose o spirituali. Egli sapientemente intreccia amore e fede che sono impastati nella cera di quella candela che lentamente si strugge.

E formula quel principio basilare della vita autentica, non solo spirituale: «Chi non arde non vive». Per essere luce e calore bisogna consumarsi. Se invece ci si vuole conservare, magari si campa a lungo, si riesce ad accumulare un bel bottino di cose e di denari, ma si rimane come una pietra fredda, un cero bianco e spento, un seme avvizzito. La legge evangelica del perdere per trovare, del dare per essere felici, della morte per la vita è ardua da abbracciare, eppure è l’unica che permette anche a noi di avere una vita trasfigurata. Come quella del Cristo della Trasfigurazione, la solennità segnata nell’odierno calendario, splendido nella sua luce che squarcia il gelo e la tenebra.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori