Breviario Laico, I DETTI DI CONFUCIO

Un gentiluomo è esigente con se stesso; un uomo volgare è esigente con gli altri. Un gentiluomo è fiero senza essere aggressivo, socievole ma non di parte. Un gentiluomo non disapprova una persona perché esprime una certa opinione, né respinge un’opinione perché a esprimerla è una certa persona … I quattro flagelli sono: il terrore che coltiva l’ignoranza e l’assassinio, la tirannia che esige raccolti senza aver seminato, l’estorsione fondata su manovre, la burocrazia che nega a ciascuno il dovuto.

Confucio

Ricorriamo per questa nostra riflessione al volume che raccoglie I detti di Confucio, a cura di Simon Leys, uno dei maggiori specialisti di questo personaggio cinese dai contorni fluidi e un po’ mitici, vissuto tra il VI e il V secolo a.C. Abbiamo scelto un piccolo florilegio di queste considerazioni che hanno esercitato un forte influsso sul mondo cinese, sulla sua etica e sul suo comportamento. Protagonista è lo junzi, il «gentiluomo», che originariamente era il titolo degli aristocratici, ma che poi è passato a denotare l’uomo morale e sapiente.

Sono consigli semplici, di etica naturale, che meritano di essere meditati soprattutto per ribadire un dato spesso ignorato o persino contestato. Esistono valori radicali comuni che trascendono le situazioni, le origini e i contesti differenti; il rigore personale, la generosità, il rispetto, la libertà, la dignità umana. In questa linea, tra i vari aforismi proposti, ne sottolineo uno: bisogna ascoltare un’opinione saggia a prescindere da chi la dice. È questa una legge disattesa, soprattutto nelle pubbliche relazioni: la verità ha in sé un valore che non dipende dal piatto d’oro o di coccio su cui è collocata. La nobiltà d’animo sta proprio in questo costante rispetto e nel riconoscimento leale dell’altro.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori