Breviario Laico, IL BUONUMORE

Un predicatore, al termine di un’interminabile omelia, si rivolge retoricamente ai fedeli: «Fratelli miei, che altro potrei dirvi?». Una voce dal fondo della chiesa risponde prontamente: «Amen!». / «Padre, mi accuso di guardarmi allo specchio molte volte al giorno e di trovarmi bella … » «Non angustiarti, figliola: non è un peccato, è un errore».

Giovanni Dan

Siamo nel tempo delle vacanze e abbiamo voluto infrangere la seriosità delle nostre riflessioni quotidiane con due testi desunti dall’Abbecedario del buonumore di Giovanni Dan. Tutta la gamma dei soggetti è ben rappresentata in questa raccolta di taglio popolare un po’ sbarazzina. C’è anche quello spirito maschilista che nella barzelletta predilige, per lanciare i suoi strali, le donne (“Al cimitero una vedova ha fatto scrivere sulla tomba del marito defunto: Riposa in pace, finché verrò a raggiungerti!»).

Noi, però, vorremmo porre l’accento sul tema dell’ironia che è una spezia necessaria per insaporire la vita, così come lo è il sorriso, l’allegria, lo scherzo bonario. C’è, però, un aspetto che ci deve mettere in allarme. Ai nostri giorni non ci si sa fermare. L’eccesso ha intaccato anche la satira. E così si precipita nel dileggio, nella derisione, nello scherno, nella dissacrazione. Il motto pungente lascia spazio al detto volgare. L’osservazione mordace è sostituita dall’attacco pesante. La critica graffiante lascia il campo alla tracotanza grossolana. Per questo è necessario, da un lato, ritornare alla lievità dell’umorismo vero e, d’altro lato, riscoprire il controllo di sé, prima di precipitare nell’offesa e nella pura e semplice cattiveria.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori