Breviario Laico, IL PANETTIERE E IL MEDICO

Se tuo figlio ha il talento per fare il panettiere, non pretendere che diventi un medico.

Detto ebraico

Ormai i giochi sono già fatti. Tra poco, a settembre, i vostri figli imboccheranno la via della scuola secondo un indirizzo scelto – si spera – attraverso qualche confronto con loro, con gli insegnanti e coi cosiddetti esperti. Sta di fatto che ogni genitore sogna per suo figlio una carriera di successo, forse proprio in quel settore in cui lui ha fallito. È legittimo auspicare livelli alti o percorsi particolari per chi ci è caro: mi è stato detto che mio padre, quand’io ero ancora in fasce, una volta s’era lasciato andare all’idea che diventassi un calciatore, uno sport «clamoroso» di oggi. E invece si ritrovò con un figlio che non ha mai neppure visto una partita di calcio; fu comunque sempre felice delle mie scelte.

Ho citato qui un detto ebraico, usato dai Chassidim, una corrente dell’ebraismo mitteleuropeo, sorta nel Settecento, per invitare non solo i genitori ma non po’ tutti a saper rispettare le scelte altrui, senza imporre quello che a noi pare più adatto o fruttuoso. Certo, non bisogna lavarsene le mani e lasciar andare alloro destino i figli o gli amici: il consigliare è una virtù da esercitare ed è un segno di amore. Tuttavia ogni persona ha il suo dono o «carisma», come diceva san Paolo, e se nel corpo ci sono varie membra e tutte sono utili, così deve essere per il corpo della società. Anche Maria e Giuseppe nel tempio di Sion devono accettare che il loro giovane figlio «si occupi delle cose del Padre suo», ossia di una missione difficile e diversa rispetto a quella domestica. Aiutiamoci, allora, a realizzarci in pienezza, ciascuno nella sua vocazione e secondo i suoi doni.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori