Breviario Laico, LA BOCCA E IL VENTRE

Il padre del deserto Titoes di Tabennesi insegnava: «Come possiamo custodire il nostro cuore se sono aperti la bocca e il ventre?».

Aforisma dei Padri del deserto

A parlare così è uno degli antichi anacoreti egiziani del III secolo e la sua domanda cade ancora con la stessa forza soprattutto in questi giorni di vacanza, tempo di grandi abbuffate, capaci però di generare alla fine non pentimenti per gli sprechi e gli eccessi bensì soltanto preoccupazioni per la dieta e la linea. In una società consumistica è ovvio che il cibo sia una delle realtà più pubblicizzate, al punto tale da creare quello scandalo che è lo sciupio e la distruzione di beni alimentari, mentre un’immensa platea di bambini, di uomini e donne ogni giorno letteralmente muore di fame. Noi, invece, ci ritroviamo con ragazzi obesi e con adulti attanagliati dagli incubi della circonferenza e dell’appesantimento corporeo.

Ma Titoes ha in mente un altro tema di taglio più ascetico. Se hai la bocca e il ventre sempre spalancati, alla fine l’interiorità si fa esangue, lo spirito si intisichisce, si diventa materialisti, si ottunde anche la mente e si rovina persino il corpo. Pensiamo, ad esempio, al dramma dell’abuso dei superalcolici da parte dei giovani (ma non solo). La golosità sfrenata rimane pur sempre uno dei sette vizi capitali e anche la Bibbia ci ha lasciato rappresentazioni sferzanti delle persone travolte da questo peccato: si provi a leggere il sarcastico ritratto dell’ubriaco disegnato nel libro dei Proverbi (23,29-35). La sobrietà non è, dunque, solo un impegno di carità fraterna verso i miseri, è anche un atto di autoeducazione e di trasformazione personale, passando dall’istinto brutale vorace al dominio di sé.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori