Breviario Laico, NEL PANTANO

Vedeva se stesso su una riva, come una figura anziana e patetica che urla qualcosa a una flottiglia di giovani che scivolano nel fatale pantano del mondo: le risorse che diminuiscono, le libertà che scompaiono, gli spietati annunci pubblicitari che s’adattano a un’insensata cultura popolare fatta di musica e birra e di giovani femmine dalla magrezza e dalla forma fisica impossibili.

John Updike

L’impressione scoraggiata di un anziano educatore che tenta di comunicare invano qualche valore ai giovani che, invece, sono attratti da musica, birra e ragazze, l’abbiamo provata un po’ tutti, noi adulti, genitori o insegnanti o sacerdoti. La rappresenta con amarezza uno dei più noti scrittori americani contemporanei, John Updike, nato nel 1932, nel suo romanzo dal titolo emblematico, Terrorista. La tentazione di sentirsi del tutto inutili e fin ridicoli è sostenuta da un’altra considerazione pessimistica dello scrittore sulla storia, vista come «una macchina che macina perpetuamente l’umanità facendone polvere».

Certo è che tante volte il pantano in cui i giovani scivolano, fatto appunto di alcol, di droga, di sesso, di vuoto assordante, è una realtà che stringe il cuore e fa spegnere sulle labbra le parole di ammonimento e di sensatezza. Eppure non ci si deve rassegnare per due ragioni. La prima è legata al fatto che – come diceva Pascal- «l’uomo supera infinitamente l’uomo» e può quindi sempre avere in sé una scintilla di salvezza, un seme di redenzione, una segreta capacità di non soccombere. L’altro motivo di speranza è anche in quella folla di giovani – penso a chi si dedica al volontariato – che hanno in sé una forte carica di passione, di creatività e di vita: sono loro spesso a infondere fiducia e speranza a noi adulti o anziani.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori