Breviario Laico, PENSIERO E LIBERTÀ

Tempi felici, anche se rari, sono quelli in cui è lecito pensare ciò che si vuole ed esprimere ciò che si pensa.

Tacito

Così il grande storico latino Tacito, in apertura alle sue Storie. È una forte testimonianza in favore della libertà di pensiero: la storia dell’umanità è purtroppo segnata da un filo nero che ha tentato di strozzare il cervello delle persone impedendo la vitalità della mente, l’indipendenza della ricerca, l’autonomia delle idee. Il potere assoluto teme la forza dirompente del pensiero che non può essere incarcerato, come si può fare con le persone. In questa luce bisogna riconoscere la validità del celebre detto attribuito a Voltaire: «Detesto quello che tu dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo».

Tutto questo vale e ha un significato etico alto quando si è in contesti di oppressione esplicita o subliminale, politica o sociale, basata su una repressione gestita da pochi e sul dominio cieco delle masse. L’elemento fondamentale rimane, però, il pensiero vero, autentico, che nasce da seria riflessione. Nei nostri giorni, che hanno pochi vincoli esterni, il flusso che esce dai cervelli è, invece, non di rado più un liquame di opinioni, pareri, fantasie, provocazioni e persino perversioni della mente che generano vaniloquio, banalità, insipienza e insulsaggine. Questo espettorare senza posa sciocchezze ed eccessi scandalistici ha il risultato di emarginare (e quindi di incatenare) il pensare forte, severo e rigoroso. Aveva ragione Pascal quando nel suo capolavoro, intitolato non a caso Pensieri, affermava che «l’impegno a pensare bene è il principio della morale».

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori