Breviario Laico, UN SORRISO

Monsieur Ibrahim, droghiere di un quartiere parigino che si è preso a cuore la crescita di Momo, un ragazzo ebreo abbandonato, cerca di farlo sorridere. Momo, però, gli obietta che il sorriso è roba da ricchi e per gente felice. E Ibrahim: «È qui che ti sbagli. È il sorridere che rende felici».

Aneddoto

Nel corridoio d’ingresso della casa di un mio amico c’è una targa sulla quale campeggia questa scritta in francese: «Ici le sourire est de rigueur». Ed effettivamente il sorridere è di rigore con questa persona serena, gentile e amabile, nonostante un morbo di Parkinson sempre in agguato. È lui a raccontarmi, nella sintesi che sopra ho citato, il libro Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano di Eric-Emmanuel Schmitt. Tutto ruota appunto attorno alla forza del sorriso che spesso non è tanto il risultato di un’allegria interiore ma ne è la causa.

Se per strada, in un incrocio casuale di percorsi, o in ufficio, durante un’attesa, ci si lasciasse scappare un sorriso quando gli occhi si incontrano, si riuscirebbe forse non solo a ottenere un po’ di simpatia e complicità, ma ci si scioglierebbe anche dentro, superando i nodi della tensione e della solitudine. E invece si procede con volti grifagni, ognuno rinserrato a doppia mandata nelle proprie preoccupazioni, incapace di chiedere e di dare un po’ di solidarietà anche nel semplice incontro. Foscolo aveva tradotto il Viaggio sentimentale attraverso la Francia e l’Italia (1768) dello scrittore inglese Laurence Sterne: a me è rimasta in mente solo una frase di quel libro che vorrei ora proporre come una sorta di medicina dell’anima. Diceva Sterne: «Un sorriso può aggiungere un filo alla trama brevissima della vita», tua e degli altri.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori