Un pastore del Libano meridionale

Era estate inoltrata quando lui e tre suoi compagni apparvero per la prima volta su quella strada laggiù. Era sera, e lui si fermò e rimase là, al limitare del pascolo.
Stavo zufolando sul flauto, e il mio gregge pascolava lì intorno. Quando lui si fermò, mi alzai in piedi e lo raggiunsi.
E mi chiese: «Dov’è la tomba di Elia? Non è qui nelle vicinanze?».
E io gli risposi: «E’ là, signore, sotto quel grande ammasso di pietre. Ancora oggi, ogni viandante porta una pietra e la depone sopra il cumulo».
E mi ringraziò e passò oltre, e i suoi amici lo seguirono.
E dopo tre giorni Gamaliel, un altro pastore, mi disse che quel viandante era un profeta di Giudea; ma io non gli credetti.
Tuttavia tornai col pensiero a quell’uomo per più di una luna.
Quando venne primavera, Gesù riapparve presso il pascolo, e questa volta era solo.
Non suonavo il flauto quel giorno, perché avevo smarrito una pecora ed ero nel lutto, e il mio cuore era affranto.
E lo raggiunsi e mi fermai davanti a lui, desiderando ricevere conforto.
E lui mi guardò e disse: «Non suoni il flauto, oggi. Da dove viene il dolore che è nei tuoi occhi?».
E risposi: «Una pecora del mio gregge si è perduta. L’ho cercata ovunque, ma non l’ho trovata. E non so cosa fare».
E rimase in silenzio per un istante. Poi mi sorrise e disse: «Aspettami qui e troverò la tua pecora». E si allontanò in direzione delle colline.
Dopo un’ora fu di ritorno, e stringeva tra le braccia la mia pecora. E l’ebbi di fronte, e la pecora guardava il suo volto come io lo guardavo.
Con gioia la riabbracciai.
E lui mi pose una mano sulla spalla e disse: «Da oggi amerai questa pecora più di ogni altra del tuo gregge, perché si era smarrita ed è stata ritrovata».
E di nuovo abbracciai la mia pecora con gioia, e la pecora si stringeva a me, e io ero senza parole.
E quando sollevai il capo per ringraziare Gesù, lui era già lontano, e mi mancò il coraggio di seguirlo.