Un ricco

I ricchi li disprezzava. E un giorno lo interrogai dicendo: «Signore, cosa devo fare per raggiungere la pace dello spirito?».
Mi disse di donare i miei beni ai poveri e di seguirlo.
Ma non aveva nulla, lui, e per questo non conosceva la libertà e la sicurezza del possesso, né la dignità e il rispetto di sé che ne deriva.
Nella mia casa ho centocinquanta tra servi e amministratori; alcuni si occupano dei boschi e dei vigneti, altri guidano le mie navi verso isole lontane.
Ora, se gli avessi obbedito, donando i miei beni ai poveri, che ne sarebbe stato di quei servi e di quegli amministratori, e delle loro mogli, e dei loro figli? Si sarebbero anch’essi ridotti a mendicare, alle porte della città o nel portico del tempio.
No, quell’uomo non conosceva a fondo il segreto della ricchezza. E poiché lui e i suoi seguaci vivevano della generosità altrui, riteneva che tutti gli uomini dovessero fare altrettanto.
Vedi, c’è una contraddizione, e un enigma: i ricchi dovrebbero cedere i loro beni ai poveri, e i poveri gustare il pane e il vino dei ricchi prima che questi li abbiano accolti alla loro mensa?
La formica che fa provvista di cibo per l’inverno è più saggia della cicala che oggi canta e domani patisce la fame.
Sabato scorso uno dei suoi seguaci ha detto nella piazza del mercato: «Alle soglie dei cieli, nel luogo dove a Gesù è consentito posare i sandali, nessun altro è degno di poggiare il capo».
Ma i sandali, io chiedo, sulla soglia di quale casa avrebbe potuto posarli, quell’onesto vagabondo? Non ebbe mai una casa e tanto meno una soglia; e spesso neppure li calzava, i sandali.