Un uomo venuto dal deserto

Era straniero a Gerusalemme. Mi ero recato nella Città Santa per vedere il grande tempio, e per sacrificare sull’altare, perché la mia sposa aveva dato due figli gemelli alla tribù.
E dopo aver fatto la mia offerta, m’ero fermato nel portico del tempio a osservare i cambiavalute e i venditori di colombe sacrificali, e ad ascoltare il frastuono che veniva dal cortile.
E mentre ero lì, all’improvviso apparve un uomo tra i cambiavalute e i mercanti.
Magnifico di maestà, e fulminea la sua apparizione.
Aveva in mano una fune di pelle di capra, e prese a rovesciare i tavoli dei cambiavalute e a percuotere con la frusta i mercanti di volatili.
E lo sentivo dire a gran voce: «Restituite questi uccelli al cielo, che è il loro nido».
Volavano via uomini e donne dinanzi a lui, che turbinava tra di loro come il vento tra le dune.
Tutto accadde in un istante: di colpo il cortile del tempio si vuotò. Rimaneva quell’uomo, solo; a una certa distanza, i suoi seguaci.
Volsi lo sguardo e vidi un altro uomo nel portico del tempio. Lo raggiunsi e dissi: «Signore, chi è quell’uomo che si erge là, solitario, quasi fosse un altro tempio?».
Mi rispose: «Gesù di Nazareth, un profeta di recente apparso in Galilea. Qui a Gerusalemme tutti lo odiano».
E io dissi: «Il mio cuore è stato così saldo da accompagnare la sua frusta, e così docile da porsi ai suoi piedi».
E Gesù si volse verso i suoi seguaci, che lo stavano aspettando. Ma prima che si muovesse, tre colombe del tempio ritornarono in volo, e una gli si posò sulla spalla sinistra e le altre discesero ai suoi piedi. E lui le accarezzò, con tenerezza. Poi proseguì, e c’erano leghe in ognuno dei suoi passi.
Ora dimmi: quale potere era il suo, di assalire e disperdere quella folla di uomini e donne senza incontrare resistenza?
Lo odiavano, così mi è stato detto, eppure non uno rimase di fronte a lui quel giorno. Li aveva dunque estirpati, i denti velenosi dell’odio, lungo la strada per il tempio?