Non abbiamo finito di amarci

Mi sono svegliata, Signore
…e lui non c’era più.
Nel mio letto mi sono voltata
…ma il suo posto era vuoto,
e le mie dita solitarie cercavano ancora le sue.
Il mio amore è presso di Te;
lo credo, lo spero,
ma non posso abituarmi, Signore,
alla sua assenza,
ed ogni risveglio è per me uno strazio
come strazio è
il risveglio del malato dalle membra amputate.
Non c’è più!
Non lo sentirò più, canto che ora tace,
non sarò più il suo campo
pronto alla quotidiana aratura.
Non percorrerò più il suo volto amato
i solchi delle rughe,
dove spigolavo la vita,
che giorno dopo giorno,
nella gioia e nel dolore,
avevamo seminato,
mietuto,
mille frutti d’amore.
Non andrò più in cerca nel profondo dei suoi occhi
della dolce luce del suo tramonto,
dopo i chiari mattini,
il fuoco del mezzogiorno,
e qualche volta l’ombra dei giorni,
quando le nuvole si addensavano
e scoppiava il temporale,
prima che si alzasse nei nostri cuori
l’arcobaleno della pace.
Noi ci amavamo…ma, Signore,
non abbiamo finito di amarci!
Ci amavamo, Signore,
ma vivevamo insieme,
egli era in me, ed io ero in lui,
e Tu
suggellavi le nostre due vite,
per farne una sola.
Ma lui se n’è andato su quelle rive lontane,
a cui nessuno può giungere
senza attraversare la morte,
e dalla mia riva, coi piedi su questa terra,
io non posso nemmeno scorgerlo,
o, mio beneamato…scomparso,
lontano, così lontano,
nelle nebbie dell’infinito.
Non c’è più!
Si dice che ci si abitua, Signore,
che il tempo lavora per noi,
ma adesso lo so,
né il tempo, né la morte possono vincere l’amore,
perché un mattino ho sussurrato per sempre,
e Tu ci hai promesso
che ci saremmo amati in eterno.
Non vedo, Signore,
non voglio credere,
credo.
Non abbiamo finito di amarci!
Ma ieri, insieme,
ogni giorno,
tiravamo avanti,
perché cercando la felicità dell’altro,
spesso cercavamo la nostra.
Ora davamo, prendevamo,
ma gli sforzi ripetuti
accrescevano il nostro amore.
Oggi siamo entrati in purgatorio.
Io soffro d’essere sola,
lui soffre di essere lontano,
può forse essere felice senza di me,
quando sono così infelice senza di lui?
Ma lui, Signore, è nella tua Luce,
che purifica il nostro amore,
mentre io
devo perfezionarlo
nella notte.
Aiutami, mio Dio,
ad amarlo nella sua assenza,
oggi più ancora
di ieri nella sua presenza.
Amarlo infine, per se stesso, senza voler nulla in cambio,
felice che egli sia felice
di essere vicinissimo a Te,
raccogliendo per me
solo la gioia della sua Gioia.
Sì, il mio amore è intatto, vive nel mio cuore,
nulla può la morte,
questa è la mia sofferenza,
perché la mia sorgente non si è inaridita, Signore,
scorre e trabocca. Un crescendo di parole d’amore,
e mille gesti d’affetto,
una riserva di sorrisi rimasti inutili,
una pioggia di lacrime che mi inonda il cuore,
facendo crescere più in fretta ancora
tutti quei fiori d’amore.
Non li lascerò, Signore,
intristire,
appassire,
chiusi nel mio cuore,
ma li raccoglierò ogni giorno,
messe meravigliosa per i miei figli,
nipoti, amici, vicini,
e tutti i mendicanti dimenticati,
che elemosinano queste briciole d’amore
sul ciglio della mia strada.
Ma la mia sofferenza, Signore,
resta sofferenza!
Solitudine tremenda, lunghe giornate,
notti soffocanti,
l’assenza,
crudele assenza,
vuoto profondo ove il mio cuore certe sere,
si tuffa smarrito senza trovarne il fondo.
Lui mi manca, Signore, capisci?
Mi manca!
Perché mi hai abbandonato?
Perdono, Signore,
perdono per i miei scoraggiamenti.
Tu che dalla croce ogni giorno mi fai segno.
E’ quando dimentico di guardarTi
che la notte mi assale.
Tu mi aspetti
e lui vicino a Te mi guarda,
e con il suo amore mi invita,
mi guida e mi sostiene.
Grazie a Te, Signore,
grazie a lui
la mia stessa sofferenza non sarà inutile,
perché Ti offrirò questa esuberanza d’amore
che da me esige,
amore che vive e cresce al di là della mia sofferenza.
Lo offrirò per quei giovani esploratori d’amore,
che cercano senza trovare,
perdendosi,
innocenti,
nei miraggi di un istante.
Loro che non sanno, Signore,
cosa vuol dire amare,
spogliarsi di sè per donarsi all’altro,
e spalancare il cuore per accogliere il suo dono.
Loro che non sanno
che non è amore se non è per sempre,
e che Tu solo puoi donare
a questo amore la sua dimensione di infinito.
Vorrei poter dire loro, Signore,
dirlo con la mia vita,
e poiché presso di Te il mio amore mi aspetta,
nella Pace, anch’io,
aspetterò l’Incontro,
e di questo nuovo fidanzamento,
crudele e dolce fidanzamento,
di quest’attesa, farò un’offerta,
prima che fra le braccia del mio fedele amore
noi ci amiamo, finalmente,
Signore,
come si ama presso di Te,
Infinitamente, Eternamente.

Michel Quoist