S. Carlo Borromeo, vescovo

SAN CARLO BORROMEO, VESCOVO

Carlo nacque ad Arona il 2 ottobre 1538 dalla nobile famiglia Borromeo.
Ricevuta un’accurata formazione giuridica presso l’università di Pavia, da Pio IV, suo zio materno, fu chiamato a Roma, dove fu nominato cardinale e poco dopo arcivescovo di Milano.
Primo collaboratore del papa, ebbe gran parte nell’ultimo svolgimento e nella conclusione del Concilio di Trento (1562-1563).
Raggiunta la sua sede episcopale nel 1565, si consacrò totalmente alla missione pastorale, dando a tutti esempio di intensa preghiera, di dedizione ai suoi doveri, di ammirevole penitenza.
Attese con straordinaria energia all’opera della riforma, celebrando diversi concili provinciali e numerosi sinodi, visitando con assiduità la sua immensa diocesi, istituendo i seminari per la formazione del clero, riconducendo le famiglie religiose alla giusta disciplina.
Uomo di grande costanza e personalmente schivo di onori, difese con fermezza i diritti e la libertà della Chiesa.
Durante la peste organizzò l’assistenza ai malati e curò di sua mano l’amministrazione dei sacramenti, giungendo a spogliare delle suppellettili la sua casa per dare sollievo all’indigenza.
Debilitato dalle fatiche e dalle mortificazioni, fu colpito da febbre mentre si trovava nella solitudine orante del Sacro Monte di Varallo e, trasportato a Milano, morì il 3 novembre 1584.

Solennità

ALL’INGRESSO
Uomo di Dio, tendi alla giustizia, alla pietà, alla fede,
alla carità, alla pazienza, alla mitezza.
Combatti la buona battaglia della fede,
cerca di raggiungere la vita eterna.

LETTURA 1Gv 3, 13-16
Lettura della prima lettera di san Giovanni apostolo

Non meravigliatevi, fratelli, se il mondo vi odia. Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli. Chi non ama rimane nella morte. Chiunque odia il proprio fratello è omicida, e voi sapete che nessun omicida ha più la vita eterna che dimora in lui. In questo abbiamo conosciuto l’amore, nel fatto che egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli.  

SALMO Sal 22 (23)

Il buon pastore dà la vita per le sue pecore.

Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l’anima mia. R

Mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.
Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza. R

Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca. R

Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni. R

EPISTOLA Ef 4, 1b-7. 11-13
Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini

Fratelli, vi esorto: comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell’amore, avendo a cuore di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace. Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti.
A ciascuno di noi, tuttavia, è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. Ed egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo.  

VANGELO Gv 10, 11-15
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Diceva il Signore Gesù ai farisei: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore».

DOPO IL VANGELO
Annunzia la parola, insisti in ogni occasione,
opportuna e non opportuna;
ammonisci, rimprovera, esorta con ogni longanimità e dottrina.

ALLO SPEZZARE DEL PANE
Il suo ricordo non verrà meno
e il suo nome sarà ricordato
di generazione in generazione.

ALLA COMUNIONE
Chi avrà fedelmente servito il vangelo
sarà onorato dalla Chiesa e risplenderà
per la fede in Cristo Gesù.