S. Martino di Tours

SAN MARTINO DI TOURS, VESCOVO

Festa

Martino nacque verso il 316 nell’odierna Ungheria da genitori pagani e compì i suoi studi a Pavia.Avviato dal padre alla carriera militare, rimase nell’esercito fino all’anno 354. Intanto, dopo essere stato a lungo catecumeno e avere dato prova di coerenza cristiana e di amore verso i poveri, nella Pasqua del 339 aveva ricevuto il battesimo. Lasciate le armi, in Gallia sotto la guida di sant’Ilario di Poitiers si consacrò totalmente a Dio nella professione monastica. Fu anche nelle nostre terre e alle porte di Milano condusse vita eremitica. Cacciato dal Vescovo ariano Aussenzio, ritornò a Poitiers e nel 360 fu ordinato sacerdote. Nel 371 fu eletto alla sede episcopale di Tours e per 26 anni curò con grande zelo il suo gregge. Combattè energicamente il culto degli idoli, si oppose all’ingiustizia, difese i deboli, aiutò i poveri, attese con impegno alla formazione del clero, fondò monasteri. Morì l’8 novembre 397 e l’11 novembre fu solennemente deposto nel sepolcro. Da quel giorno il popolo cristiano, e specialmente la gente dei campi, anche nelle nostre regioni, ha sempre nutrito grande venerazione per san Martino, soldato, monaco, vescovo, evangelizzatore e amico dei miseri.

ALL’INGRESSO
Ai poveri donò largamente,
la sua giustizia rimane per sempre,
la sua potenza si innalza nella gloria.

LETTURA
Lettura del libro del Siracide

Ecco il sommo sacerdote, che nella sua vita piacque al Signore. Fu trovato perfetto e giusto, al tempo dell’ira fu segno di riconciliazione. Nessuno fu trovato simile a lui nella gloria. Egli custodì la legge dell’Altissimo. Per questo Dio gli promise con giuramento di innalzare la sua discendenza.
Dio fece posare sul suo capo la benedizione di tutti gli uomini e la sua alleanza; lo confermò nelle sue benedizioni. Lo glorificò davanti ai re. Sopra il turbante gli pose una corona d’oro. Stabilì con lui un’alleanza perenne e lo fece sacerdote per il popolo. Lo onorò con splendidi ornamenti e gli fece indossare una veste di gloria, esercitare il sacerdozio e benedire il popolo nel suo nome. Lo scelse fra tutti i viventi perché offrisse sacrifici al Signore, incenso e profumo come memoriale.  

SALMO Sal 83 (84)

Salirò all’altare di Dio, gioia della mia giovinezza.

Quanto sono amabili le tue dimore,
Signore degli eserciti!
L’anima mia anela
e desidera gli atri del Signore.
Il mio cuore e la mia carne
esultano nel Dio vivente. R

Anche il passero trova una casa
e la rondine il nido dove porre i suoi piccoli,
presso i tuoi altari, Signore degli eserciti,
mio re e mio Dio. R

Beato chi abita nella tua casa:
senza fine canta le tue lodi.
Guarda, o Dio, colui che è il nostro scudo,
guarda il volto del tuo consacrato. R

Sì, è meglio un giorno nei tuoi atri
che mille nella mia casa.
Signore degli eserciti,
beato l’uomo che in te confida. R

EPISTOLA 1Tm 3, 16 – 4, 8
Prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo

Carissimo, grande è il mistero della vera religiosità: egli fu manifestato in carne umana e riconosciuto giusto nello Spirito, fu visto dagli angeli e annunciato fra le genti, fu creduto nel mondo ed elevato nella gloria. Lo Spirito dice apertamente che negli ultimi tempi alcuni si allontaneranno dalla fede, dando retta a spiriti ingannatori e a dottrine diaboliche, a causa dell’ipocrisia di impostori, già bollati a fuoco nella loro coscienza: gente che vieta il matrimonio e impone di astenersi da alcuni cibi, che Dio ha creato perché i fedeli, e quanti conoscono la verità, li mangino rendendo grazie. Infatti ogni creazione di Dio è buona e nulla va rifiutato, se lo si prende con animo grato, perché esso viene reso santo dalla parola di Dio e dalla preghiera.
Proponendo queste cose ai fratelli, sarai un buon ministro di Cristo Gesù, nutrito dalle parole della fede e della buona dottrina che hai seguito. Evita invece le favole profane, roba da vecchie donnicciole. Allénati nella vera fede, perché l’esercizio fisico è utile a poco, mentre la vera fede è utile a tutto, portando con sé la promessa della vita presente e di quella futura.  

VANGELO Mt 25, 31-40
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”».  

DOPO IL VANGELO
«Farò sorgere al mio servizio un sacerdote fedele
che agirà secondo il mio cuore e i miei desideri» – dice il Signore –.

ALLO SPEZZARE DEL PANE
Dice il Signore: «Ciò che avete fatto
a uno di questi miei fratelli più piccoli,
lo avete fatto a me».

ALLA COMUNIONE
Solenne e lieto è il giorno del beato Martino,
preziosa più dell’oro la sua limpida fede.
Così lo predilesse il Signore e Maestro
da rivelargli l’ora del suo transito santo.
«Sia pace a tutti», disse a chi gli stava intorno
e si avviò tranquillo alla gloria del regno.