Domenica della 1.a Tempo Ordinario – S. Raimondo de Peñafort

Domenica 7 Gennaio 2018

1.a Tempo Ordinario – Anno B

S. Raimondo de Peñafort

Is 55,1-11; Cant. Is 12,2-6; 1Gv 5,1-9; Mc 1,7-11

Attingeremo con gioia alle sorgenti della salvezza

Casula: BIANCO

Liturgia delle Ore: Vol. I – Settimana P

 

ANTIFONA D’INGRESSO
Dopo il battesimo di Gesù si aprirono i cieli, e come colomba lo Spirito di Dio si fermò su di lui, e la voce del Padre disse: “Questo è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto”. (cf. Mt 3,16-17)

COLLETTA
O Padre, il tuo unico Figlio si è manifestato nella nostra carne mortale, concedi a noi, che lo abbiamo conosciuto come vero uomo, di essere interiormente rinnovati a sua immagine. Egli è Dio e vive e regna con te…

PRIMA LETTURA
Venite all’acqua: ascoltate e vivrete.
Dal libro del profeta Isaia 55,1-11
Così dice il Signore: “O voi tutti assetati, venite all’acqua, voi che non avete denaro, venite, comprate e mangiate; venite, comprate senza denaro, senza pagare, vino e latte. Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro guadagno per ciò che non sazia? Su, ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti. Porgete l’orecchio e venite a me, ascoltate e vivrete. Io stabilirò per voi un’alleanza eterna, i favori assicurati a Davide. Ecco, l’ho costituito testimone fra i popoli, principe e sovrano sulle nazioni. Ecco, tu chiamerai gente che non conoscevi; accorreranno a te nazioni che non ti conoscevano a causa del Signore, tuo Dio, del Santo d’Israele, che ti onora. Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo, mentre è vicino. L’empio abbandoni la sua via e l’uomo iniquo i suoi pensieri; ritorni al Signore che avrà misericordia di lui e al nostro Dio che largamente perdona. Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie. Oracolo del Signore. Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri. Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme a chi semina e il pane a chi mangia, così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata”.
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE (Is 12,2-6)
R. Attingeremo con gioia alle sorgenti della salvezza.
Ecco, Dio è la mia salvezza;
io avrò fiducia, non avrò timore,
perché mia forza e mio canto è il Signore;
egli è stato la mia salvezza». R.
Rendete grazie al Signore e invocate il suo nome,
proclamate fra i popoli le sue opere,
fate ricordare che il suo nome è sublime. R.
Cantate inni al Signore, perché ha fatto cose eccelse,
le conosca tutta la terra.
Canta ed esulta, tu che abiti in Sion,
perché grande in mezzo a te è il Santo d’Israele. R.

SECONDA LETTURA
Lo Spirito, l’acqua e il sangue.
Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo 1Gv 5,1-9
Carissimi, chiunque crede che Gesù è il Cristo, è stato generato da Dio; e chi ama colui che ha generato, ama anche chi da lui è stato generato. In questo conosciamo di amare i figli di Dio: quando amiamo Dio e osserviamo i suoi comandamenti. In questo infatti consiste l’amore di Dio, nell’osservare i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi. Chiunque è stato generato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede. E chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio? Egli è colui che è venuto con acqua e sangue, Gesù Cristo; non con l’acqua soltanto, ma con l’acqua e con il sangue. Ed è lo Spirito che dà testimonianza, perché lo Spirito è la verità. Poiché tre sono quelli che danno testimonianza: lo Spirito, l’acqua e il sangue, e questi tre sono concordi. Se accettiamo la testimonianza degli uomini, la testimonianza di Dio è superiore: e questa è la testimonianza di Dio, che egli ha dato riguardo al proprio Figlio.
Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO (cf. Gv 1,29)
R. Alleluia, alleluia.
Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse:
“Ecco l’Agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!”.
R. Alleluia.

VANGELO
Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento.
+ Dal Vangelo secondo Marco 1,7-11
In quel tempo, Giovanni predicava:«Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo». Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».
Parola del Signore.

OMELIA
In questo giorno ci piace fermare lo sguardo, come in una splendida icona, su Gesù, immerso nelle acque del Giordano, mentre riceve il Battesimo da Giovanni. Gesù è all’inizio della sua missione, probabilmente prima di trascorrere i quaranta giorni di digiuno nel deserto, prima di essere stato additato come l’Agnello di Dio che toglie il peccato dal mondo. Ha bisogno quindi di un mandato ufficiale, come diremmo noi; un mandato ed una consacrazione, che dovranno essere scanditi con solennità e potenza dallo stesso Dio. Il battesimo è l’occasione propizia per operare il misterioso incontro tra la debole umanità di Cristo, tra il flebile segnale che poteva emanare dal rito sacramentale di Giovanni e la grandezza di Dio, il mistero di una incarnazione del Verbo finalizzata alla salvezza del mondo. Cristo, immerso nelle acque, prelude con quel gesto di profonda umiltà, la sua morte e la sua sepoltura. S’immerge non per sé, egli non ha colpa alcuna da cui essere lavato, ma per tutti noi, che carichi di colpe e di peccati abbiamo urgente bisogno di un lavaggio totale e di una salutare e definitiva purificazione: è la prima volta che Gesù sperimenta su di se il peccato del mondo. E’ il momento in cui assume ufficialmente il suo ruolo di Salvatore e di Redentore dell’umanità. A questo punto, dopo aver fissato lo sguardo, porgiamo l’orecchio per ascoltare la Voce dal cielo: “Tu sei il figlio mio prediletto: in te mi sono compiaciuto”. Non abbiamo dubbi, è Dio che parla, anzi è il Padre che si rivolge al suo Figlio prediletto; viene quindi affermata la divinità del Cristo, tutto il mistero della Trinità palpita in quelle parole. La predilezione del Padre verso il Figlio è scandita dall’Amore. L’amato è indubbiamente il Figlio, ma non possiamo dimenticare che Egli è amato perché calandosi nelle acque sta dando il proprio assenso a tutta l’opera della redenzione, anzi viene da dire che già sta operando la redenzione, autorizzandoci così a fare nostre le parole che il Padre rivolge a Gesù. Oggi, poi, che tutto è compiuto, che il Battesimo di “fuoco” ci ha rigenerati a vita nuova, possiamo legittimamente credere che su ognuno di noi il nostro Padre celeste ripeta: “Tu sei mio figlio”. Questa è per noi la grande epifania, la grande rivelazione, il grande dono!
(Padri Silvestrini)

PREGHIERA SULLE OFFERTE
Ricevi, o Padre, i doni che la Chiesa ti offre, celebrando la manifestazione del Cristo tuo diletto Figlio, e trasformali per noi nel sacrificio perfetto, che ha lavato il mondo da ogni colpa. Per Cristo nostro Signore.

ANTIFONA ALLA COMUNIONE
Giovanni disse: “Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà con lo Spirito Santo”. (Mc 1,8)

PREGHIERA DOPO LA COMUNIONE
Dio misericordioso, che ci hai nutriti alla tua mensa, concedi a noi tuoi fedeli di ascoltare come discepoli il tuo Cristo, per chiamarci ed essere realmente tuoi figli. Per Cristo nostro Signore.

MEDITAZIONE
Ci troviamo di fronte a una sorpresa di Dio. Lo Spirito scende sotto forma di, o come una colomba. Per i cristiani abituati a leggere e interpretare tanto le immagini quanto i testi (si tratta della funzione pedagogica dell’iconografia), va da sé che lo Spirito abbia l’aspetto di una colomba. Ma questo simbolo non è utilizzato in nessun’altra parte della Bibbia. Allora, per capire bene questo intervento nel momento della teofania, cioè della manifestazione luminosa di Dio, dobbiamo indagare quale fosse il significato della colomba nella cultura ebraica, nel suo immaginario e nella sua memoria. I testi della Scrittura ci forniscono diverse piste: – l’amore, l’immagine dell’anima innamorata che tuba, la coppia e la sua fecondità. A questo significato è ricorso san Bernardo nel suo commento del Cantico, quando dice che la colomba nelle fenditure della roccia è l’anima che si nasconde amorosamente nelle piaghe di Cristo; – le lacrime, i singhiozzi della colomba, i gemiti e la nostalgia dell’esule; – la pura messaggera appartenente a un altro mondo. Essa appare, nel suo stato d’innocenza, dopo che il diluvio ha purificato la terra. “Chi sono quelle che volano come nubi e come colombe verso le loro colombaie?” (Is 60,8). E quando la colomba ha portato la luce nel mondo? Nei giorni di Noè (Gen 8,11), la colomba ritorna da lui la sera con un ramoscello di olivo nel becco. Dove ha trovato un ramoscello d’olivo? Rabbì Bebai ha detto: le porte dell’Eden le sono state aperte ed è proprio là che ha potuto trovare il ramoscello d’olivo (Midrash Rabba). Per il Midrash, la colomba ha oltrepassato le porte del cielo per andare a cercare nel giardino dell’Eden, nel paradiso, il pegno del perdono, della riconciliazione fra Dio e l’umanità. Nel libro dei Salmi, l’anima vorrebbe essere colomba per poter volare verso il riposo in Dio. Noi raggiungiamo dunque questo luogo del deserto della Giudea in cui il cielo si è aperto e notiamo, con l’esperienza degli apostoli e dei primi cristiani, che lo Spirito geme in noi per ristabilire la relazione padre-figlio di Dio. Lo Spirito pianga nel dono delle lacrime, ci conceda la tristezza che conduce al pentimento, faccia una breccia nel cielo perché le nostre preghiere possano giungere al cielo, ci apra infine le porte del paradiso. Lo Spirito scende sulle acque del battesimo rendendolo fecondo, così come lo Spirito scendeva sulle acque primordiali perché sorgesse il Verbo, la voce divina che avrebbe creato ogni cosa. In principio era il Verbo e tutto è stato fatto per mezzo di lui. Siamo all’alba di una nuova creazione. Ma torniamo alla tradizione, all’immagine della colomba per Giovanni Battista e per i suoi contemporanei. Ho scelto un bel testo del Midrash shir rabba, un testo molto eloquente (1,15): “I tuoi occhi sono colombe. Come la colomba tende il collo nel momento in cui la si sgozza, così Israele”. “Per te ogni giorno siamo messi a morte, stimati come pecore da macello” (Sal 44,23). Come la colomba è sacrificata in espiazione dei peccati, così Israele espia per tutti i popoli: i settanta tori sacrificati da Israele nella festa di Succot corrispondono ai settanta popoli; il sacrificio vuole preservare il mondo dalla distruzione per causa loro. La colomba, per un ebreo che frequenta il tempio, è innanzitutto un animale destinato al sacrificio per il suo stesso essere senza macchia, bianco immacolato, e per il fatto che non si lamenta nel momento del sacrificio, ma, al contrario, tende il collo per farsi sgozzare in vista della remissione dei peccati. Tutto ciò che abbiamo detto si applica perfettamente a colui che Giovanni ha riconosciuto: “Ecco l’agnello di Dio che toglie i peccati del mondo”. Gli altri riferimenti delle Scritture alla colomba riguardano tutti il tempio e il sacrificio. Non dimentichiamo le due colombe che Giuseppe ha portato ai sacerdoti. Lo Spirito designa Gesù come la vittima espiatoria, proprio mentre risuona la voce del Padre: “Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto”. Per la prima volta, lo Spirito si rivela in forma di colomba per rivelare la missione salvifica del Figlio.
P. EPHRAIM