27.a Domenica del Tempo Ordinario – Anno C

Domenica 6 Ottobre 2019
S. Bruno (mf); S. Fede; S. Magno
27.a di Tempo Ordinario
Ab 1,2-3;2,2-4; Sal 94; 2Tm 1,6-8.13-14; Lc 17,5-10
Ascoltate oggi la voce del Signore.

PREGHIERA DEL MATTINO
Talvolta, Signore, mi sembra che non mi ascolti, che sia lontano da me, dai miei problemi, dalle mie sofferenze, dalle mie croci. Questo sentimento è forse dovuto al fatto che non sono ancora capace di vedere in queste croci quale sia la mia, di ogni giorno, quella che mi assimila a te. È, in fondo, un problema di fede, di una mancanza di una fede viva, la sola che possa salvarmi. Anch’io devo chiederti, come gli apostoli, di aumentare la mia fede. Ma devo cominciare da ciò che mi è più difficile: svuotarmi di me stesso, del mio egoismo, per sentirmi vicino a te, tuo servitore, tuo schiavo. Sarà il solo modo per riconoscere che sono veramente tuo amico.

ANTIFONA D’INGRESSO
Tutte le cose sono in tuo potere, Signore, e nessuno può resistere al tuo volere. Tu hai fatto tutte le cose, il cielo e la terra e tutte le meraviglie che vi sono racchiuse; tu sei il Signore di tutto l’universo.

COLLETTA
O Dio, fonte di ogni bene, che esaudisci le preghiere del tuo popolo al di là di ogni desiderio e di ogni merito, effondi su di noi la tua misericordia: perdona ciò che la coscienza teme e aggiungi ciò che la preghiera non osa sperare. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

PRIMA LETTURA 
Il giusto vivrà per la sua fede.
Dal libro del profeta Abacuc 1,2-3; 2,2-4
Fino a quando, Signore, implorerò aiuto e non ascolti, a te alzerò il grido: “Violenza!” e non salvi? Perché mi fai vedere l’iniquità e resti spettatore dell’oppressione? Ho davanti rapina e violenza e ci sono liti e si muovono contese. Il Signore rispose e mi disse: “Scrivi la visione e incidila bene sulle tavolette, perché la si legga speditamente. È una visione che attesta un termine, parla di una scadenza e non mentisce; se indugia, attendila, perché certo verrà e non tarderà”. Ecco, soccombe colui che non ha l’animo retto, mentre il giusto vivrà per la sua fede”.
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE (Dal Salmo 94)
R: Ascoltate oggi la voce del Signore.
Venite, cantiamo al Signore,
acclamiamo la roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia. R.
Venite, prostrati adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.
E’ lui il nostro Dio,
e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che egli conduce. R.
Se ascoltaste oggi la sua voce!
“Non indurite il cuore come a Meriba,
come nel giorno di Massa nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri:
mi misero alla prova,
pur avendo visto le mie opere”. R.

SECONDA LETTURA
Non vergognatevi di dare testimonianza al Signore nostro.
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timoteo 2Tm 1,6-8.13-14
Figlio mio, ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante l’imposizione delle mie mani. Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza. Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo. Prendi come modello i sani insegnamenti che hai udito da me con la fede e l’amore, che sono in Cristo Gesù. Custodisci, mediante lo Spirito Santo che abita in noi, il bene prezioso che ti è stato affidato.
Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO (1Pt 1,25)
Alleluia, alleluia.
La parola del Signore rimane in eterno:
e questa è la parola del Vangelo che vi è stato annunciato.
Alleluia.

VANGELO
Se aveste fede!
+ Dal Vangelo secondo Luca 17,5-10
In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe. Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stringiti le vesti ai fianchi e servimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».
Parola del Signore.

OMELIA
Il brano evangelico di questa liturgia domenicale pone al centro della nostra attenzione la fede. La vicinanza dei discepoli con Gesù, durante la sua missione terrena, fa scoprire loro che in Gesù vi è un qualcosa di insondabile alla mente umana. Si rendono conto che sfugge loro qualcosa proprio nella comprensione di Gesù. Il suo messaggio ed il suo insegnamento sembrano essere molto difficoltosi per la loro applicazione. Il messaggio di Gesù comporta, allora, una nuova appartenenza, che sembra non essere aperta a tutti. Leggiamo nel brano del vangelo di Luca che precede il brano odierno e scopriamo che Gesù parla del reciproco perdono, da attuare sempre ed in ogni circostanza. La legge che Dio aveva affidato a Mosè è una legge di giustizia, anche sociale, ma in essa non compare il perdono; oltretutto il perdono stesso è una prerogativa di Dio. I discepoli sono sconcertati ma non vogliono avvilirsi di fronte a queste difficoltà; si rivolgono con fiducia a Gesù. La loro esperienza vera e concreta di vita con Gesù, fa comprendere loro l’inadeguatezza umana a compiere la volontà di Dio. Nasce allora in modo quasi spontaneo la domanda di accrescere la propria fede. La domanda dei discepoli non è la richiesta di spiegazioni intellettuali a verità non umanamente accessibili; vogliono andare oltre a quello che vedono con i loro occhi. I discepoli pongono nella fede la loro reale e concreta possibilità di cambiare la vita. La loro richiesta, già in sé, contiene un esplicito atto di fede rivolto al Maestro, al quale rivolgersi per le preghiere. Gesù risponde in modo adeguato a questa esortazione e comprende che la loro richiesta si riferisce in modo preciso ed specifico al loro mandato nel discepolato. La richiesta di fede dei discepoli, diventa la preghiera universale della chiesa; diventa la nostra preghiera. Si scopre allora che essere discepoli di Cristo non deriva dai meriti umani. Il dono pasquale di Cristo è proprio nel sentirsi appartenenti ad un nuovo discepolato ed ad una nuova realtà. Noi possiamo meglio comprendere questa fede nel Mistero di Cristo. (Padri Silvestrini)

PREGHIERA SULLE OFFERTE
Accogli, Signore, il sacrificio che tu stesso ci hai comandato d’offrirti e, mentre esercitiamo il nostro ufficio sacerdotale, compi in noi la tua opera di salvezza. Per Cristo nostro Signore.

ANTIFONA ALLA COMUNIONE
Il Signore è buono con chi spera in lui, con l’anima che lo cerca.

PREGHIERA DOPO LA COMUNIONE
La comunione a questo sacramento sazi la nostra fame e sete di te, o Padre, e ci trasformi nel Cristo tuo Figlio. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

MEDITAZIONE
“Chi salirà il monte del Signore?”. Chi si sforza di salire sulla vetta di questa montagna, alla perfezione della fede, saprà fino a che punto è dura l’ascensione, fino a che punto senza l’aiuto del Verbo il suo sforzo è vano. Beata l’anima di cui gli angeli hanno potuto dire, guardandola, con gioia e meraviglia: “Chi è colei che sale dal deserto, appoggiata al suo diletto?”. Senza questo appoggio sarebbero vani i suoi sforzi; ma, appoggiandosi a lui, ella rimane salda; divenuta più forte potrà sottomettere ogni cosa alla ragione: collera, paura, bramosia, gioia… Cos’è impossibile a chi si appoggia a colui che può tutto? E quale fiducia si esprime in queste parole dell’apostolo: “Tutto posso in colui che mi dà la forza!”. Nulla afferma meglio e più chiaramente l’onnipotenza del Verbo della sua capacità di rendere onnipotenti coloro che sperano in lui. “Tutto è possibile a colui che crede”. Non è infatti onnipotente colui al quale ogni cosa diventa possibile? Così l’anima, se riceve la sua forza dal Verbo, potrà divenire padrona di se stessa e sfuggire alla schiavitù di ogni ingiustizia. Sì, lo ripeto, nessuna forza, nessuna scaltrezza, nessuna seduzione potrà più abbattere, né privare della padronanza di sé colui che si è appoggiato al Verbo, che è stato rivestito dall’alto di potenza. Chi si regge in piedi, se non vuole cadere non deve affidarsi a se stesso, ma riporre tutta la sua fede nel Verbo. È Cristo che dice: “Senza di me non potete far nulla”. Così, senza il Verbo, noi non possiamo alzarci verso il bene né rimanere saldi in lui. Tu, dunque, che ti reggi in piedi, da’ gloria al Verbo e di’: “I miei piedi ha stabilito sulla roccia, ha reso sicuri i miei passi. Se la sua mano ti ha messo in piedi, bisogna che la sua potenza ti sostenga.
SAN BERNARDO