Domenica – 32.a Tempo Ordinario – P

Meditazione sul Vangelo di Lc 20,27-38

Dio dei vivi.

La Chiesa, nelle ultime domeniche dell’anno liturgico, ci propone alcuni testi biblici che ci aiutano ad approfondire le verità dell’aldilà. Il Vangelo di oggi è incentrato sul tema della risurrezione dei morti, negata dai sadducei contemporanei di Gesù. Nella prima lettura abbiamo considerato l’atteggiamento eroico dei Maccabei  di fronte alla morte e la loro speranza di essere risuscitati dal Signore. Anche san Paolo, nella seconda lettera ai Tessalonicesi afferma che Gesù ci ha donato una grande speranza, e prega perché il Signore diriga i loro cuori nella perseveranza.

I sadducei costituivano un gruppo politico-religioso molto influente ai tempi di Gesù. Ad esso appartenevano la maggioranza dei capi dei sacerdoti e degli Anziani del popolo. In altre parole, il potere religioso e politico d’Israele. Questi uomini accettavano come libro ispirato soltanto la Torah, cioè i cinque libri “scritti” da Mosè. Poiché in questi libri nulla è detto circa la risurrezione dai morti, essi non credevano in questo insegnamento, comune invece a tutti gli altri gruppi del giudaismo contemporaneo. Si  avvicinarono a Gesù per tentare non tanto di conoscere l’insegnamento di Gesù, quanto di metterlo in difficoltà. Il Maestro risponde con due riflessioni sull’argomento. La prima riguarda l’assoluta differenza tra questa vita sulla terra e quella futura nell’aldilà. I sadducei non sospettavano potesse esserci differenza e perciò hanno preso un grosso abbaglio. Sulla terra si prende moglie e si prende marito, non così nell’eternità, dove i risuscitati non possono più morire e, quindi, non ci sarà bisogno di discendenza. Il caso presentato dai sadducei a Gesù, dunque, è segno evidente della loro ignoranza circa il mondo futuro. La seconda riflessione riguarda la comprensione che i sadducei hanno del Pentateuco o Torah. Gesù afferma che la loro interpretazione e comprensione sono errate, perché, in effetti, in questi libri vi è un  insegnamento circa la vita ultraterrena: «Che i morti risorgono, lo ha indicato anche Mosè quando chiama il Signore: “Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe. Dio non è Dio dei morti, ma dei vivi, perché tutti vivono per lui”. Questa era anche la speranza dei sette figli dei Maccabei, martiri della fedeltà a Jahweh. Questa è la speranza che il Signore Gesù ha dato ai Tessalonicesi che  hanno creduto e credono in Lui e nella sua Risurrezione. Questa è la nostra fede e la nostra speranza nell’oggi della Chiesa.