Giovedì – 31.a Tempo Ordinario

Meditazione sul Vangelo di Lc 15,1-10

Ritornare a casa.

La parabola della pecora smarrita e della dracma perduta rivelano l’infinita tenerezza di Dio e la sua straordinaria misericordia. La conversione del peccatore arriva se qualcuno si è messo alla sua ricerca. Gesù è sempre sulle nostre tracce: non ci abbandona nell’oscurità. La donna ha bisogno di illuminare la scena per poter rintracciare la sua moneta. Quando si è nel peccato, l’oscurità ci avvolge e non ci permette di vedere la verità delle cose, ma se si permette alla luce di farsi strada, tutto diventa chiaro e si abbandonano le cose inutili, che sono “spazzatura del mondo”, per guadagnare Cristo, sublime conoscenza.

Il pastore buono e bello è un’immagine tanto cara ai cristiani. La si ammira nelle catacombe ed e la metafora più significativa dell’amore di Dio e della gioia che reca il suo perdono. In questi giorni la Parola ci ha dato serenità e fiducia, facendoci meditare sull’amore e sulla misericordia di Dio e sulla concreta possibilità dell’uomo di entrare nel suo Regno, attraverso Cristo. In una preghiera del Rito delle Esequie si  legge che il defunto, nel passaggio dal mondo al Padre, è portato sulle spalle dal Buon Pastore. Che gioia essere presi fra le sue braccia forti e amorevoli ed essere condotti ai “verdi pascoli”, alla felicità che scaturisce dall’incontro e dalla contemplazione del suo Volto! Quando eravamo bambini è capitato di essere portati sulle spalle, e se chi ci portava era forte e sicuro eravamo beati e contenti, senza paura, perché sentivamo di non dovere temere nulla. Non abbiamo nulla da temere perché il Signore ci viene a cercare se ci allontaniamo dal suo ovile, non vuole che alcuno si perda, e ci trova, prima o poi, non si stanca di cercare e di affrontare il deserto per noi. E ci riporta a casa! Il Paradiso è la  nostra casa. Benedetto XVI, rispondendo a una bambina Vietnamita durante il recente incontro mondiale delle famiglie, ha detto di sperare che il Paradiso sia come la sua casa, la sua famiglia quando era bambino, perché una serenità grande aveva pervaso la sua infanzia. La morte, che è sempre sbagliata, sempre ingiusta, mai tollerabile, è sconfitta alla radice e Gesù Cristo si fa carico della vita di ciascuno portando sulle sue spalle, uno per uno, tutti i suoi fratelli, che egli ha reso eredi con lui della vita stessa di Dio.