Lunedì – 33.a Tempo Ordinario

Meditazione sul Vangelo di Lc 18,35-43

Il Signore ci conosce.

Nelle due settimane che restano, prima e dopo la solennità di Cristo Re che segnano l’epilogo dell’attuale ciclo liturgico “C” fino alla I domenica d’Avvento, con cui avrà inizio il nuovo ciclo “A”, la liturgia ci propone la lettura del libro dell’Apocalisse. Nel brano di oggi troviamo le parole che il Signore, attraverso Giovanni, rivolge ad un gruppo di Chiese dell’Asia Minore, in un periodo di persecuzioni e difficoltà. Oggi leggiamo quelle scritte alla Chiesa di Efeso, stimata per la sua costanza, ma chiamata a ritrovare l’amore di un tempo.

«Conosco le tue opere, la tua fatica, la tua costanza»: quando il Signore può apparirci lontano o quando siamo stanchi moralmente, allora dobbiamo riportare alla mente proprio questo versetto del libro dell’Apocalisse. Dio conosce la fatica che reca in sé annunciare Cristo, conosce la tentazione dello scoraggiamento, vede la nostra lotta contro una mentalità comune smemorata, che non riconosce suo Padre. Ha davanti agli occhi i nostri limiti, ma anche la nostra buona volontà e il nostro desiderio di bene. Quando infatti riusciamo ad andare avanti nonostante ciò che siamo e nonostante ciò che ci circonda, questo sto vuol dire che nel mondo è all’opera un grande miracolo. E’ il Signore che ci tiene nel palmo della sua mano e non ci lascia cadere. Egli è la nostra certezza, Egli è la nostra pace. C’è però un possibile rischio che l’autore dell’Apocalisse descrive così: «Ho da rimproverarti che hai abbandonato l’amore di un tempo». L’impegno costante, le risposte indifferenti, la lotta contro le avversità, possono inacidire il nostro cuore. Può venire a mancare l’amore: per quello che facciamo e per le persone alle quali ci rivolgiamo. Andiamo avanti quasi intestarditi, desideriamo assolutamente che la nostra idea si imponga, ma lentamente mettiamo al centro noi stessi, il bene che vogliamo fare e releghiamo in un angolo Gesù Cristo. Quando questo succede vediamo gli altri quasi come dei nemici e non come persone da amare prima che da giudicare. È difficile amare chi non ci capisce o ci rifiuta, ma è proprio questa la caratteristica del cristianesimo. In quei momenti è utile fermarsi, dedicare tempo alla propria vita interiore, meditare più a lungo sulla Parola di Dio per scoprire “da dove siamo caduti” e per “ravvederci”. Non è tanto ciò che facciamo a renderci veri discepoli di Cristo, ma l’amore con cui lo facciamo.