Martedì – 33.a Tempo Ordinario

Meditazione sul Vangelo di Lc 19,1-10

Contro la tiepidezza.

Nel libro dell’Apocalisse incontriamo oggi i messaggi rivolti alla Chiesa di Sardi e alla Chiesa di Laodicea. La prima è chiamata a risvegliarsi, perché sta morendo al suo interno; la seconda deve invece uscire dalla sua tiepidezza. Dio le corregge per amore, vuole destarle a vita nuova.

«Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e apre la porta , io verrò a lui, cenerò con lui ed egli con me». Il più grande desiderio di Dio è entrare in comunione con l’uomo. Ci cerca, si ferma alla nostra porta, non la sfonda ma bussa, aspettando la nostra decisione. Se gli apriremo, Lui verrà a noi e condivideremo la stessa cena, la stessa vita. Siamo fatti per questo. Il nostro cuore cerca questa comunione e ce lo dice in tanti modi, anche se spesso facciamo fatica a riconoscere gli input che ci invia. Nella lettura però il Signore appare anche molto severo. Come mai? Vuole colpire quei peccati che impediscono questa condivisione, che addormentano e uccidono lo spirito dell’uomo. Sono quelle colpe che chi ci vive accanto spesso non vede, perché possono essere scoperte solo da un occhio di fede, da una mente plasmata dalla Parola di Dio. Ci sono tante persone “morte dentro” perché incapaci di uscire dai loro piccoli e grandi egoismi, uomini e donne che si preoccupano unicamente di apparire ma non coltivano la loro interiorità secondo Dio. Il Signore allora le richiama: «Rinvigorisci ciò che sta per morire», non lasciarti morire del tutto! Ci sono poi coloro che non fanno né il bene né il male. Sono i tiepidi, quelli che non si lasciano mai coinvolgere, che girano lo sguardo per non vedere, che non si interrogano e non entrano mai in crisi, che hanno per ideale solo la loro tranquillità, che rimangono tra le loro quattro mura per non essere mai disturbati dal prossimo. A volte dicono qualche preghiera o vanno a messa la domenica e si sentono a posto. Ma alla fine non sono contenti perché anche il loro cuore è fatto per cose grandi, per amare tanto, e soffre dall’essere incatenato dall’indifferenza, dalla paura. Dio con loro è duro: «Sto per vomitarti dalla mia bocca». È una frase forte di cui però abbiamo estremo bisogno. Il Signore, quando corregge, lo fa sempre per amore, non dimentichiamolo. La sua franchezza è la nostra salvezza.