Meditazione sul Vangelo di Gv 3,13-17

Sabato – 23.a Tempo Ordinario – ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE- P

Collocazione provvisoria.

La croce è posta in alto ma non alla fine del percorso. Ci sono ancora nel duomo vecchio di Molfetta il crocifisso e il cartello con la scritta “collocazione provvisoria”. Il vescovo Tonino da questo occasionale e singolare accostamento aveva tratto uno spunto di riflessione per dire che davvero la collocazione della croce è provvisoria fin quando non è dentro la vita. Dentro il cuore. Per lui, questa, non è stata solo una riflessione poetica. E neppure per noi può esserlo. Un’altra immagine aiuta a riflettere sulla esaltazione della croce. Lo stemma del vescovo Tonino rappresentava e rappresenta una croce sorretta da due ali. Aveva spiegato il motivo ricordando che questo era un segno distintivo del suo paese di origine. L’aveva forse scelto per dire che questo terribile strumento di tortura e di morte può essere trasformato dalla fede in un peso leggero? No, perché un cristiano, non può tradire Colui che ha vibrato di dolore per le frustate, gli sputi, le martellate, i chiodi, gli strappi, gli insulti. La croce è pesante, molto pesante. Come il Crocifisso il cristiano non rimuove l’esperienza lacerante del dolore, della sofferenza, della morte. Egli sa che il Crocifisso è il dolce peso, non la croce. Esaltare la croce significa collocarla in alto ma non alla fine del percorso. Non é la meta ma la quota altimetrica, indicata nella cartina topografica dell’anima, da raggiungere per arrivare poi alla cima piena di sole della montagna. E un passaggio in roccia, più del sesto grado superiore, che nessuno al mondo ha mai affrontato e può affrontare da solo. Neppure quel giorno sul Calvario il Crocifisso lo ha affrontato da solo. C’era una Presenza, c’è una Presenza.  La croce si sarebbe ridotta allora e si ridurrebbe oggi a prova umanamente insopportabile, a momento di disperazione senza questa Presenza. La croce non è per incutere paura ma per far nascere e crescere la speranza. Esaltare la croce è dire che il Padre, con le lacrime agli occhi, aspetta, oggi come ieri, l’arrivo del figlio alla casa comune. Per un abbraccio eterno nella gioia.