Meditazione sul Vangelo di Lc 6,20-26

Mercoledì – 23.a Tempo Ordinario

La regola d’oro.

Questo brano del vangelo contiene una specie di “codice morale” che aiuta il discepolo di Cristo a vivere con coerenza la sua fede. Tutto l’insegnamento è racchiuso nella “regola d’oro” dell’agire morale: «Ciò che volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro». Già l’Antico Testamento la conosceva ma espressa nella forma negativa: «Non fare a nessuno ciò che non piace a te» (cfr. Tb 4,15); Gesù la propone in forma positiva: “Fare agli altri quello che vorremmo che essi facessero a noi”, che è molto più esigente.

Il brano evangelico fa inevitabilmente sorgere degli interrogativi. Forse Gesù ci comanda di non opporci al male, di lasciare mano libera ai violenti? Come si concilia questo con l’esigenza di combattere la prepotenza e il crimine di denunziarlo con energia, anche correndo dei rischi? La “regola d’oro” vale per tutti i casi, abbiamo sentito, è di fare agli altri quello che si vorrebbe fatto a se stessi. Il vangelo non ci ordina tanto di togliere il giudizio dalla nostra vita, quanto di togliere il veleno dal nostro giudizio! Cioè quella parte di astio, di rifiuto, di vedetta che si mescola spesso alla obbiettiva valutazione del fatto. Il comando di Gesù: «Non giudicate e non sarete giudicati>> è seguito immediatamente dal comando: “Non condannate e non sarete condannati”. La seconda frase serve a spiegare il senso della prima. Sono i giudizi “spietati”, senza misericordia, che vengono banditi dalla parola di Dio, quelli che insieme con il peccato, condannano senza appello anche il peccatore. L’amore che Gesù ci propone con il vangelo di oggi, cioè di essere come il Padre, è un’impresa impossibile? Dio non chiede se non dopo aver donato. Lo Spirito Santo, che  ognuno di noi ha ricevuto, è l’amore stesso con cui il Padre e il Figlio si amano e ci amano; nell’Eucaristia Cristo,  incontrandoci, ci comunica la sua stessa capacità di amare. Gesù, inoltre, dà il suo comandamento dell’amore ad una comunità di fratelli, chiamati ad apprendere insieme e ad esercitare insieme l’arte di amare. Fratelli che appartengono a Lui, fratello maggiore, e da Lui ricevono l’amore.