Meditazione sul Vangelo di Mt 10,1-7

Mercoledì – 14.a Tempo Ordinario

Rivolgetevi alle pecore perdute della casa di Israele.

Gesù chiamò i suoi dodici apostoli e li mandò in missione. Essi dovevano annunciare il regno di Dio dedicandosi a divulgare gli insegnamenti che l’avevano udito rivolgere agli ascoltatori che gli facevano ressa intorno nelle città e nei villaggi. Il mandato, ovviamente, doveva contenersi dentro a precise istruzioni. La prima delle quali era la raccomandazione di non andare tra genti straniere. Sembra una questione di geografia pastorale: niente sconfinamenti, restare nella casa di Israele. Ma nell’impartire questa raccomandazione Gesù usa un’espressione che tradisce uno stato d’animo e una preoccupazione particolari: “Rivolgetevi alle pecore perdute della casa di Israele”. Il modo di dire traduce un atteggiamento che troviamo costante nell’azione pastorale di Gesù: la predilezione per i piccoli, i poveri, i malati, i peccatori, gli abbandonati, gli sbandati, gli sventurati. Così che non sappiamo se nella disposizione impartita agli apostoli si debba dare maggiore attenzione alla conferma del posto che nella storia della salvezza ha Israele oppure alla rivelazione non nuova ma rinnovata di questa cura solerte e privilegiata di Dio per chi è perduto. Dio ha scelto Israele e a questa scelta rimane fedele fino in fondo. Questa fedeltà è cosi ferma ed esclusiva che per tutto il racconto del vangelo, fino alla croce e alla resurrezione si potrebbe pensare che Gesù non abbia in mente altro che la casa di Israele e neppure pensi di destinare la salvezza all’intera umanità. Perché questa preoccupazione di non uscire da così angusti confini? Perché imporre all’annuncio del vangelo la regola di una gradualità così lenta e, a giudicare dall’esito, pressoché fallimentare? È il mistero della pazienza e dell’umiltà di Dio. Cui si aggiunge quell’altro mistero: quello della predilezione per i perdenti. La pazienza e l’umiltà del Signore ci richiamano al dovere, grato e faticoso, dell’imitazione. La predilezione per i perduti, invece, non annuncia fatica ma è solo invito alla gioia; se siamo piccoli siamo nel cuore di Dio. Il peso di dovere umiliare il nostro orgoglio e di riconoscerci peccatori é subito compensato dal sollievo di saperci al centro delle amorevoli attenzioni del Signore.