Meditazione sul Vangelo di Mt 10,16-23

Venerdì – 14.a Tempo Ordinario

Non siete voi a parlare, ma è Io Spirito del Padre vostro.

Gesù annuncia ostilità e persecuzione agli apostoli che invia alla missione. Arriva perfino a dire che li manda come agnelli in mezzo ai lupi. In un altro momento dirà loro che la sorte dei discepoli non può essere diversa da quella del maestro. L’ombra della croce si staglia nettamente davanti agli occhi dei discepoli i quali debbono sapere fin d’ora a che cosa vanno incontro. Sembra di capire che l’inimicizia del mondo sia destino certo e permanente del vangelo e che da essa si deduca la costituzionale irriducibilità che intercorre tra l’una e l’altra. A un mondo governato dalla logica del potere, del denaro e del sesso che è la logica della forza il vangelo propone la forza dell’amore. L’insegnamento di Gesù si presenta come la contestazione radicale dell’energia che muove strutturalmente il mondo che è la dinamica compulsiva dell’egoismo. Ne è prova il fatto che l’uomo naturale non comprende la santità e invece di considerarla compimento e sublimazione l’intende come rinuncia e mortificazione. Se il mondo incontra un cristiano che non dà alcun segno della sua fede ma si mimetizza omologandosi ai comportamenti e ai giudizi di chi non crede, allora per il cristiano non vi sarà alcun rischio di persecuzione. Se invece il discepolo di Gesù testimonia fedelmente il vangelo, il rischio del martirio de, magari di quel martirio non cruento che è la condizione che vive il credente quando avverte intorno a sé indifferenza, incomprensione o addirittura derisione. Allora non c’è bisogno che il cristiano venga arrestato e condotto davanti a un tribunale; è già suo giudice severo e beffardo la mentalità dominante che lo isola e lo addita come un corpo estraneo, un sopravvissuto di tempi incolti, l’esemplare di una specie in estinzione. È questo il martirio cui è sottoposto oggi chi si presenta apertamente come discepolo di Gesù. Quale atteggiamento deve tenere il credente davanti a questo tribunale? Gesù lo invita a non preoccuparsi di quello che dovrà dire: “Non sarete voi a parlare” dice, “ma sarà lo Spirito del Padre.” La tentazione cui è esposto il credente che compare in giudizio di fronte al moderno tribunale è di patteggiare un compromesso minimizzando le differenze e negando l’incompatibilità. È, appunto, la tentazione di chiudere la bocca al Padre.