Meditazione sul Vangelo di Mt 18,15-20

Mercoledì – 19.a Tempo Ordinario

Se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello.

Siamo sicuri che il vangelo giusto sia questo? Nella comunità ecclesiale la prassi, purtroppo, a volte sembra un’altra. Ritieni che tuo fratello ti abbia fatto un torto, abbia commesso una colpa? Togligli immediatamente il saluto; preoccupati che i tuoi amici glielo tolgano; fa’ in modo che si senta isolato e a disagio; gioisci se decide di allontanarsi umiliato. Se poi ne hai la possibilità e il fratello è abbastanza noto, chiama un giornalista amico (meglio: complice) e svillaneggia il fratello pubblicamente, sul giornale. Sia quel che sia, parlagli alle spalle e fagli terra bruciata, in fondo non è questo che si merita? Questo comportamento obbedisce a una logica esasperatamente individualista, che fa sempre parte degli atteggiamenti umani, ma solo negli ultimi tempi è diventata cultura. Se ieri era esecrata, oggi è  incoraggiata. E la comunità? La comunità, secondo questa cultura che si limita ad esaltare l’individuo e i suoi diritti, e il palcoscenico sul quale l’individuo si esibisce; è lo strumento attraverso il quale affermarsi. Questa comunità umana assai difficilmente si riunirà nel nome di Cristo. Non ne avvertirà alcun bisogno. Si riunirà nel nome di se stessa. O del proprio leader. Perché una comunità si riunisca nel nome di Cristo, occorrono due condizioni: che tutti sentano il bisogno di Cristo; ma, perché ciò accada, nessuno deve sentirsi autosufficiente, al centro dell’universo. Riunirsi nel nome di Cristo – così che Lui possa rendersi presente – significa non riunirsi nel nome di se stessi. Cristo non si impone, si propone. Bussa, ma non entra se non gli viene aperto. È disponibile, ma non “disturba” se non viene invitato. Se però lo chiamiamo, non dobbiamo dubitare: arriva. E se “due o tre” si accordano per chiedere qualcosa, il Padre gliela concede: parola di Gesù. II problema più grosso è che “due o tre” riescano a mettersi d’accordo, in contraddizione con la cultura egemone dell’individualismo esasperato. Chiedere insieme, e non l’uno contro l’altro, l‘uno alla faccia dell’altro; anche questo è cristianesimo.