Domenica – 28.a Tempo Ordinario

Meditazione sul Vangelo di Lc 17,11-19

Rendere grazie a Dio.

Sia la prima lettura che il vangelo narrano della guarigione di lebbrosi. Naaman è l’uomo che, vedendo come il Signore lo ha guarito dalla sua malattia per mezzo del profeta Eliseo, si mostra grato tanto nei riguardi del profeta stesso quanto verso Dio, che ora riconosce come unico Signore, e in onore del quale costruirà un altare per offrire sacrifici. Anche Gesù, da parte sua, guarisce dieci lebbrosi che glielo chiedono, ma una volta riavuta la salute, solo uno fa ritorno in atteggiamento di gratitudine per il dono ricevuto. Gesù domanda: «Dove sono gli altri nove? ».

La gratitudine è purtroppo una delle virtù più spesso trascurate. A volte, anche noi consideriamo quanto gli altri fanno per noi come semplici atti dovuti nei nostri confronti. E non ci rendiamo conto che in realtà, come dice san Paolo «tutto è dono» e «cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto?» Le persone riconoscenti sono umili, semplici, capaci di riconoscere i doni che ricevono da Dio come dagli altri. Maria è un meraviglioso esempio di gratitudine. Quando riceve l’angelo del Signore e si rende conto del dono che Dio le sta offrendo, invece di chiudersi nell’esaltazione di se stessa, confessa la propria umiltà e rende grazie a Dio per le meraviglie dà ha compiuto in lei. Per questo Gesù si meraviglia per il fatto che, pur avendo curato dieci lebbrosi, solo uno, che era inoltre l’unico straniero, sia ritornato a ringraziare e a glorificare Dio. Il dolore di Cristo è causato dal fatto che gli israeliti, membri del popolo eletto da Dio, che hanno ricevuto tanti doni e la speciale assistenza di Dio, non dimostrano umiltà e riconoscenza. Perché anche a noi cristiani, talvolta, accade qualcosa di simile: pensiamo che siccome assistiamo a riti e celebrazioni e diciamo qualche preghiera, abbiamo diritto alla “riconoscenza” di Dio. Non ci rendiamo conto che, in realtà, la virtù della religione è il culto che secondo giustizia dobbiamo rendere a Dio. Siamo anche prontissimi a invocare grazie da Dio, soprattutto quando siamo spinti da una qualche particolare necessità. Quando poi il Signore ce la concede, in genere dimentichiamo di tornare a rendergli grazie, come avvenne ai nove lebbrosi ingrati. Chiediamo al Signore la semplicità di spirito e una profonda sensibilità spirituale per saper riconoscere i doni che ci concede e di non dimenticare di tornare da lui per rendergli grazie con tutto il cuore.