Mediatazione sul Vangelo di Mt 12,1-8

Venerdì – 15.a Tempo Ordinario

Il Figlio dell’uomo è signore del sabato.

Gesù si scontra con la grettezza dei farisei i quali mentre consumano tutti i loro sforzi nel più meticoloso ossequio verso la legge sono aridi di cuore e ignorano i diritti della grazia. Quando in loro presenza si proclama signore del sabato, proprio questo intende dire: che la legge senza amore è solo una gravosa e sterile schiavitù. La legge è come la siepe; é importante per quello che custodisce, non per se stessa. Ciò che la legge custodisce e il riconoscimento della signoria di Dio sul suo popolo. Questa signoria, però, è una signoria d’amore; la Trinità, santissima Compagnia di amore, non chiede un’obbedienza dettata dall’obbligo del precetto ma dalla libera scelta. Tra la legge e l’amore c‘è questo confronto difficile: la servitù che l’uno e l’altra esigono tende a un possesso invasivo capace di governare tutta intera la vita, non solo i momenti importanti ma fino i più minuti e riposti; ma mentre la legge impone, l’amore chiede. A questo possesso arrivano per vie diverse; la legge codificandosi in una precettistica capillare che appesantisce l’anima, l’amore semplificando il percorso col tracciare un‘unica strada diritta e aperta che sollecita a un cammino spedito. Quando le regole si infittiscono, spengono la santità perché spengono l’amore. Come la più illuminata e rigorosa osservanza della grammatica è impotente a generare da sé la poesia, e anzi quanto più si fa meticolosa tanto più mortifica il genio, così l’ubbia delle regole,-come una siepe lasciata a se stessa e diventata sterpaglia invadente che si allarga sugli ortaggi-, smorza le energie dell’anima e soffoca ogni slancio. La santità è slancio e genio, non e per niente pedanteria e formalismo. La sua regola è di andare dove soffia lo Spirito (e lo Spirito soffia dove vuole). Se ami non hai bisogno di regole perché l’amore è la sorgiva dalla quale zampilla l’unica regola.