Meditazione sul Vangelo di Mt 11,28-30

Giovedì – 15.a Tempo Ordinario

Io sono mite e umile di cuore.

Voglio imparare da Gesù che è mite e umile di cuore: perciò cerco nei vangeli episodi e situazioni che mi offrano qualche esempio del suo comportamento mansueto e dimesso. Ma poi, come folgorato, mi viene in mente che la lezione che Gesù mi dà è ben più radicale; il suo essere stesso, tutto il suo essere è un atto di umiltà perché, come dice san Paolo, lui che era Dio rinunciò alle sue prerogative e fu uomo uguale agli altri uomini e si umiliò ai punto di sottomettersi all’ obbedienza della morte, un’obbedienza umiliante come l’esecuzione capitale mediante Crocifissione, come si usava per i delinquenti. Procedendo nelle mie riflessioni scopro che l’umiltà e la mitezza di Gesù sono l’umiltà e la mitezza stesse della santissima Trinità (e questo mi meraviglia ancor più perché credevo che l’umiltà fosse virtù umana incompatibile con le prerogative divine); se l’umiltà ha infatti a che fare col non essere gelosi della propria grandezza e col rinunciare a tenere le distanze, allora quale abissale e sconvolgente umiltà non è esplosa nel cuore della Trinità nel momento in cui ha concepito l’idea di creare l’uomo al fine di coinvolgerlo nella sua vita eterna donandosi a lui mediante l’incarnazione? Dal momento dell’Incarnazione, per tutta l’eternità Dio è e rimane il Verbo incarnato cioè il re che ha abdicato al trono. L’annullamento dell’infinita distanza non può non suscitare stupore per non dire incredulità e sgomento. L’abbassamento, anzi l’umiliazione che esso comporta contraddice ogni nozione che potevamo avere delle prerogative di Dio prima che Egli ci rivelasse qualcosa di sé. L’umiltà di Dio è un vero e proprio scandalo per la ragione umana; essa, che non può neppure concepire la possibilità e la convenienza che Dio parli all’uomo, a maggior ragione inorridisce all’idea che Dio stringa con lui un rapporto ben più stretto di quello della comunicazione verbale; addirittura la convivenza, la promiscuità. Davanti alla stupefacente umiltà di Dio sorge la domanda: “Ma come è possibile?”. La risposta dà una spiegazione che anziché dissolvere lo stupore lo accresce: “Queste cose fa l’amore”. Se Dio è Colui che ama, non ci deve stupire l’eccesso di amore che si esprime nella sua umiltà perché l’amore trascende i criteri dì ciò che si dice ragionevole. E nella chenosi di Dio non c‘è neppure l’ombra della ragionevolezza.