Venerdì – 2.a Avvento

Meditazione sul Vangelo di Mt 11,16-19

Un Dio discreto.

I fanciulli giocano a ridere e a piangere. I musicanti suonano una canzone di letizia e un aria di lamento. Gli spettatori e gli ascoltatori partecipano all’una e all’altra. Quando non accade, è segno di distanza e di indifferenza, o di distrazione. Dio manda i suoi segni. Come riconoscerli? «Prestare attenzione ai comandi del Signore» è la strada per trovare risposta e consistenza, come indica il profeta Isaia nella prima lettura.

Il passo di Dio è discreto. Egli non si impone con l’evidenza del fulmine, non scuote con la violenza del vento impetuoso, ma si propone con il suggerimento di una brezza leggera. Dio si presenta a noi attraverso dei segni. Può accadere che non ce ne accorgiamo, perché stiamo guardando da un’altra parte. Oppure che non ne riconosciamo il linguaggio, perché non siamo addestrati. Spesso succede che, abituati ad aspettare sempre qualcosa d’altro rispetto alla realtà presente, ci lamentiamo del segno che ci è dato. Come bambini capricciosi vogliamo sempre un’altra cosa, o addirittura il contrario di quel che ci viene dato. Così sprechiamo gran parte delle nostre energie a respingere la vita che ci è donata, sognando una strada diversa per il nostro compimento. Ci lamentiamo della pioggia e poi del sole, della bonaccia e poi del vento, della salita e poi della discesa. Intanto la realtà avanza imperiosa e Dio continua a percorrere la sua strada verso di noi; nel frattempo noi abbiamo svoltato. Non riconosciamo, sotto il velo di ciò che accade, il valore sacramentale che conduce a Cristo. Un grande passaggio avviene quando riconosciamo che la realtà ci è amica, e i fatti che accadono sono provvidenziali. Ogni cosa, anche quel che si presenta a noi con il volto della sofferenza e della fatica, porta con sé una possibilità di bene, ed è via di salvezza. Dio, incarnato in Gesù, ha preso su di sé tutta la vita umana, e l’ha redenta attraverso la sua croce e risurrezione, alla quale ci chiede, come amici fedeli, di associarci, certi della sua vittoria. «Alla sapienza è stata resa giustizia dalla sue opere». Accettando le circostanze della vita non come obiezione ma come occasione, possiamo sperimentare la potenza dell’amore di Dio che vince ogni male.