Venerdì – 31.a Tempo Ordinario

Meditazione sul Vangelo di Lc 16,1-8

Gli averi e la scaltrezza.

Dopo le parabole della misericordia, Gesù invita i suoi uditori, oltre che alla fiducia nella bontà di Dio, anche all’esercizio di altre virtù, richiamando fortemente la necessità della collaborazione umana dinanzi all’azione benevolente di Dio. Chiama coloro che agiscono bene “figli della luce” e coloro che fanno il male “figli di questo mondo” e sottolinea – mediante la parabola dell’amministratore disonesto – la frequente mancanza di astuzia, da parte dei figli della luce”, nell’uso dei beni e nei rapporti verso i loro pari.

La scaltrezza o astuzia è una virtù: è una capacità dell’intelligenza umana di affrontare i problemi e risolverli. La parabola, che dipinge una situazione umana comune – un uomo ricco che si avvale della collaborazione di un amministratore -, è un bel quadretto che offre lo spunto per una profonda riflessione sui talenti donati alla persona umana e il modo di utilizzarli. Il messaggio è chiaro: Gesù non ci vuole dire di essere disonesti, ma di apprendere, questo sì, dall’amministratore indegno, la sua scaltrezza e applicarla nelle cose della vita per il vero bene della società. In verità, nel corso della storia molti hanno imparato questa lezione. Si può dire che molti uomini e donne, fin da subito, hanno in qualche modo cercato di mettere in atto questa virtù, nelle “cose che riguardano il mondo”, dando vita a innumerevoli iniziative, nel corso di tutta la storia, per sovvenire alle necessità dei loro fratelli. Ne offre una breve visione la prima enciclica di Benedetto XVI, Deus Caritas est, al n. 40. Il beato Giovanni Paolo II invitava, in una sua lettera apostolica, ad una vera e propria carità “intelligente”; diceva: «Si tratta di continuare una tradizione di carità che ha avuto già nei due passati millenni tantissime espressioni, ma che oggi forse richiede ancora maggiore inventiva. È l’ora di una nuova “fantasia della carità”» (Novo Millennio Ineunte, SO). E’ utile allora domandarsi quali talenti Dio ci ha donato e come li stiamo utilizzando. La vita, il tempo, la famiglia, l’educazione, le qualità e i doni naturali e quelli soprannaturali, le grazie ricevute, le amicizie, gli educatori, i mezzi materiali… Tutti questi sono talenti dei quali dovrò rendere conto alla fine della mia esistenza terrena. Che gioia aver impiegato a fondo i propri talenti e riporli moltiplicati nelle mani di Dio, sentendoci dire da Lui le parole: “Bene, servo buono e fedele; sei stato fedele nel poco… entra nella gioia del tuo Signore! ”. I santi sono coloro che hanno investito tutta la loro debolezza, rischiando il tutto per tutto, e hanno guadagnato il Tutto per se stessi e per tanti altri.