Mercoledì – 1.a Tempo Ordinario

Meditazione sul Vangelo di Mc 1,29-39

Si ritirò a pregare.

Nel vangelo di oggi Gesù si reca in casa di Simone e Andrea e qui guarisce la suocera di Simone, a letto con la febbre. Con il calare della sera, molti altri malati e indemoniati gli vengono condotti ed egli li guarisce. Nella prima lettura, il sacerdote Eli aiuta il giovane Samuele a discernere la voce del Signore, a riconoscere la sua presenza. Samuele imparerà ad ascoltare la voce del Signore e non lascerà andare a vuoto una sola delle sue parole.

Nel racconto della guarigione della suocera di Simone ciò che sorprende è la mancanza di spettacolarità: nessuna parola, nessun gesto particolare, solo l’accostarsi di Gesù e il suo rimettere in i piedi la donna prendendola semplicemente per mano. Se, da un lato, questa descrizione così essenziale rivela la potenza del Signore capace di rimettere in piedi una persona malata con un semplice tocco della mano, dall’altro testimonia il suo desiderio di eliminare le distanze tra lui e coloro che soffrono, di farsi carico del dolore dell’altro, di farsi prossimo. La guarigione della suocera di Simone non rimane un caso isolato: giunta la sera, terminato il giorno di Sabato, tutti i malati e gli indemoniati vengono portati a Gesù, tutta la città di Cafarnao si trova alla porta della casa di Simone e il Signore guarisce e scaccia i demoni. Tutti lo cercano, tutti desiderano godere della sua presenza, eppure Gesù, al mattino presto, quando ancora è buio, va in un luogo solitario per pregare. Gesù ha successo, ma non si lascia catturare dal bisogno di “fare qualcosa”: si rende libero per trattenersi in colloquio con il Padre. Spesso, anche a noi capita di trovarci sopraffatti dalle “cose da fare”, dalle persone che ci cercano, perché hanno bisogno del nostro intervento, di una nostra parola. Ma, altrettanto spesso, dopo aver trascorso una giornata “immersi nel fare”, ci sentiamo vuoti, ci chiediamo quale sia il senso di tutto questo nostro agire. L’immagine di Gesù che si ritira nella solitudine e nel silenzio per cercare nella relazione intima con il Padre ciò che dà senso e alimenta la sua missione ci indica ciò che ci potrà aiutare a non “agire invano”: trovare il tempo per rimanere, senza fretta, con Dio Padre. La preghiera, il rimanere in silenzio nell’attesa che il Padre ci parli, il mettere davanti a lui le nostre gioie e i nostri dolori, i desideri e le paure, farà in modo che il nostro agire non sia semplicemente un cercare il riconoscimento degli altri, ma un testimoniare l’amore del Padre che, attraverso di noi, desidera stare accanto ad ogni suo figlio.